venerdì 16 agosto 2013
venerdì 12 luglio 2013
LELLO LIGUORI E IL MITICO Green Club Madonna di Campiglio 1977/79
A volte delle vecchie fotografie (anni 70) valgono più di mille parole per ricordare un locale come il "Green Club" di Madonna di Campiglio.
Nessun locale della rinomata località montana è mai riuscito nel tempo ad emulare il successo del Green. Patron del locale Lello Liguori, famoso personaggio considerato l'imperatore delle notti milanesi e gestore di locali vip come "Il Covo di Santa Margherita" e i locali milanesi "Studio 54" "Brera Bridge Club" e il "Number One".
Nel 1977 Liguori mi volle al Green come direttore, ma fu grazie ai "mitici" Pasquale e Alfredo Casiello, Maurizio Masini e al barman per eccellenza Alfredino, che il Green divenne il locale "Top" tra le varie località montane.
Fu un periodo indimenticabile dove mondanità, trasgressioni e una straordinaria lucida follia, erano il condimento di quelle serate che, quanto prima racconterò in un dei miei prossimi libri con aneddoti piccanti e storie d'altri tempi. Questo anche per esaudire un desiderio di "Pasticca" figlio del grande ed indimenticabile Pasquale Casiello.
Ilona Staller
Diego, Mary e Rody
Inizio serata al green...tutti pronti.
Con "Agonia" Maurizio e Roberto..
lunedì 1 luglio 2013
COSTITUZIONE MANIPOLATA.
Condivido in pieno quello che Pierluigi Battista scrive sul Corriere della Sera in data 1-Luglio 2013,dal titolo "Idiozie al telefono ma non un crimine",prendendo spunto dal caso di Fabrizio Miccoli calciatore del Palermo.
"Io so."io so", senza averne le prove,che la stragrande maggioranza delle persone si abbandonano talvolta nelle telefonate private a sciocchezze, vanterie,bugie,scurrilità,sgrammaticature,panzane."Io so"che in una conversazione privata si dicono cose che in pubblico non si direbbero mai"......
Come detto condivido il tutto, ma lo stesso pensiero credo valga anche per le registrazioni e filmati rubati di nascosto in casa altrui, per poi magari darle in pasto al pubblico in programmi televisivi, estrapolando solo stralci di immagini e frasi di una conversazione senza contestualizzare il tutto.
Battista scrive:"Il confine della riservatezza è ormai stato devastato. Una chiacchiera al telefono, per quanto farcita di espressioni deplorevoli sul piano pubblico, dovrebbe godere delle tutele che la stessa Costituzione , all'articolo 15,ha riconosciuto come inviolabili. Ma la Costituzione viene manipolata secondo le convenienze da chi ne fa un uso spregevolmente di parte. Viene esaltata o ignorata a giorni alterni....."
Mi auguro ( ma no ho dubbi ) che la stessa misura e lo stesso pensiero Pierluigi Battista lo riservi anche per quei programmi televisivi che con la scusa della satira trasmettono filmati e conversazioni riprese di nascosto per poi utilizzarle a loro piacimento per delegittimare o per far avvallare tesi a loro care.
Mi auguro inoltre di vedere presto nei Tribunali sul banco degli imputati gli artefici di queste porcherie pseudo giornalistiche.Io, personalmente ho mille e più motivi per rallegrarmi di questo e come dice un vecchio e saggio detto "Ride bene chi ride per ultimo".
sabato 22 giugno 2013
GIUSI NICOLINI (SINDACO DI LAMPEDUSA) E LE MORTI DIMENTICATE
Questa lettera scritta dal sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini serve per aprire gli occhi su cosa succede nella nostra "bella Italia"e che nessun quotidiano pubblicherà......
"Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa
Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?
Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra.
Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore.
In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.Giusi Nicolini (Sindaco di Lampedusamentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umane a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza."
Giusi Nicolini (Sindaco di Lampedusa)
"Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa
Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?
Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.
Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra.
Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore.
In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.Giusi Nicolini (Sindaco di Lampedusamentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.
Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umane a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza."
Giusi Nicolini (Sindaco di Lampedusa)
venerdì 7 giugno 2013
PREGIUDIZIO E NOBILTA'
Capita sovente di avere dei pregiudizi su qualcuno che frequentiamo, magari qualcuno che è entrato nella nostra vita da poco la cui conoscenza deriva da fattori casuali.
A volte basta una frase o un gesto per far sì che questi pregiudizi diventino per noi certezze, a volte perdiamo occasioni irripetibili per conoscere veramente una persona, ma questo dipende unicamente da noi.
Assumere dei pregiudizi confezionati o avvalersi di fatti non verificati, auto convincersi di spiegazioni semplicistiche, lasciarsi persuadere da impressioni superficiali, tutto questo ci può allontanare dalla realtà e ci può far perdere un futuro amico ma ci da una certezza, quella della necessità di riorganizzare meglio la nostra vita.
L'unico sistema per evitare di avere pregiudizi sulle persone è la chiarezza delle parole e dei fatti, confrontarsi, chiedere, rispondere. Se questo non avviene, non solo il pregiudizio è persistente dentro di noi ma ci fa comodo. In questo caso, come sempre, risulterà più facile auto convincersi di aver ragione piuttosto che ammettere i nostri limiti.
Ogni gesto nobile è riconducibile alla personalità della persona e per poter giudicare delle cose grandi e nobili bisogna possedere un anima altrettanto grande e nobile, chi mette in dubbio o ravvisa negli altri furbizie o interessi senza averne certezze e prove, convive con il pregiudizio.
Pregiudizio e nobiltà non vanno mai mano nella mano, possono solo sfiorarsi per un istante,un attimo, poi la nobiltà vola via, vola in alto....
martedì 28 maggio 2013
GUIDALBERTO GUIDI, SEMPLICE E CHIARO IL SUO PENSIERO
GUIDALBERTO GUIDI - PRESIDENTE DUCATI ENERGIA
Ieri sera nel programma "Piazza pulita" su La7 tra i vari ospiti in studio, in collegamento anche Guidalberto Guidi Presidente di Ducati Energia.
Le risposte date da Guidi riguardo la crisi in cui si trovano la tante aziende italiane e di conseguenza le famiglie, sono state di una efficacia e di una chiarezza rara. Abituati alle risposte quasi sempre poco chiare e incomprensibili che si sentono da politici, opinionisti e giornalisti vari, finalmente un imprenditore che parla con un linguaggio semplice e lineare. Da sempre la chiarezza nelle risposte è fondamentale, compreso l'uso di un linguaggio semplice e diretto senza giri di parole inutili, che non ometta o dia per scontati i dettagli necessari alla comprensione.
Guidalberto Guidi ieri sera è riuscito in questo, indipendentemente da quello che si pensi, non ha fatto sconti alla politica e al nuovo governo ma non è questo il punto, quello che sostengo è l'efficacia della comprensione di un discorso.
Difficilmente in un discorso di politica o di analisi strutturale riguardo alle difficoltà che il nostro paese sta vivendo si è potuto capire dove nascono e dove finiscono le maggiori cause di questo sfacelo italiano. Guidi ha semplicemente detto la sua con numeri e statistiche chiarissimi, comprensibili da chiunque. Certo è che dopo queste analisi e spiegazioni ognuno di noi dovrebbe preoccuparsi riguardo quello che ci aspetta in futuro e comunque sia niente sarà più come prima. Il domani ci sta riservando incognite impensabili e solo l'ottimismo ci potrà aiutare, perchè l'alternativa è meglio non scriverla...
martedì 21 maggio 2013
KATHARINA MIROSLAWA, LOTTA PER LA VERITA'
Tra breve uscirà il mio ultimo libro su Katharina Miroslawa dal titolo "PECCATO..."chiaramente diverso da "Il delitto di carnevale" indicato in questi giorni da molti redazionali . Anche la copertina firmata da Davide Cecchini sarà una sorpresa,realizzata presso Villa Angela Prestige Park di Quarto D'Altino (VE).
giovedì 16 maggio 2013
MILANO DA BERE...UNA FAVOLA AMARA.
Nel 1984 Milano era la città delle speranze e dei sogni, la moda era la regina e la ragione per cui tantissime giovani arrivate dalla provincia italiana sognavano passerelle e successo.
La televisione commerciale apriva le porte alle aspiranti show girl e i ritrovi notturni erano i luoghi preferiti per avere o sperare di avere i contatti giusti,oggi le chiamano "public relations".
La "Milano da bere"era agli albori e gli "yuppies"erano giovani rampanti con il mito dell'avvocato Agnelli e di Silvio Berlusconi, la colonna sonora di quei tempi era "People from Ibiza" di Sandy Marton.
Nella città meneghina si respirava un aria elettrizzante, tutto sembrava possibile e le speranze di un futuro capace di realizzare i propri sogni era pronto, bastava solo osare. Tutti avevano idee e proposte per fare "business", a nessuno erano precluse gloria e fama.
Ma dietro tutto questo c'erano ombre scure che piano piano inondavano e intaccavano quella magia forse irreale di raggiungere senza pagare pegno la strada che portava al successo.
La cocaina era al tempo un vizio da ricchi, nei salotti giusti e nei locali alla moda era un accessorio obbligato e rifiutare un "tiro"poteva essere considerato da persona non affidabile con la certezza di venire escluso successivamente da inviti o feste che potevano servire per conoscere e avere agganci con persone influenti nel campo della televisione o della moda.
Nel giugno del 1984 in corso Magenta una modella americana Terry Broome ammazzava Francesco D'Alessio, play boy figlio di un avvocato romano. Terry era arrivata a Milano sperando di cavalcare le orme della sorella Donna Broome e finisce in uno di quei vortici fatti di feste e divertimenti a cui tanti aspiravano di frequentare, solo che alla fine ci scappa il morto.
Poco tempo dopo un altra modella si suicidò lasciando su di un foglio la scritta, "Sono stanca di essere considerata solo un attaccapanni".
Notizie di cronaca che venivano risucchiate dalla "Milano da bere"come incidenti di percorso, nulla e niente sembrava potesse fermare quella folle corsa verso la strada del successo, dove tutti erano protagonisti.
Ora dopo 30 anni Milano è mutata solo apparentemente, sotto le ceneri continua in modo più subdolo quella folle corsa anche se è cambiata la posta in gioco.
Non esistono più regole e quelle poche sono univoche.
Ora la formula delle tre "C" culo, capacità e conoscenze non regge più. Valgono solo le conoscenze e le capacità non sono più quelle professionali ma altre, prime tra tutte quelle della seduzione e del sesso, il fine è, l'apparire. Non importa più la televisione le passerelle, un lavoro, ma, "apparire", frequentare uomini famosi e potenti dal politico al calciatore, dal artista al imprenditore. La concorrenza è spietata e Milano spopola di ragazze venute dall'Est e dal sud America e ora anche qualche magrebina. La cocaina è alla portata di tutti e le feste più interessanti sono quelle private. Ora ognuno ha la propria morale e questo giustifica il tutto, del resto gli esempi che abbiamo da chi dovrebbe, per il ruolo che ricoprono indicarci la strada giusta, sono deleteri.
Per fortuna esistono ancora ragazze e ragazzi e, sono parecchi, che in nome della propria indipendenza guardano il futuro con la consapevolezza che niente ti venga regalato. Ragazzi che credono in quello che fanno e fanno quello in cui credono,ragazze che pretendono di avere un ruolo dignitoso in una città dove si continua a mascherare spudoratamente il senso della vita.
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| Rody Mirri - Raduno Ferrari |
venerdì 3 maggio 2013
RODY MIRRI, BILL CLINTON E LA MANCATA VISITA AL "GOLF CLUB RENDENA".
Il giorno in cui Bill Clinton (quasi) sbarcò in Val Rendena: la verità dietro il grande bluff
Organizzare la visita di un ex Presidente degli Stati Uniti non è un’impresa facile. Farlo nel 2002, con le ferite dell’11 settembre ancora aperte, sembrava impossibile. Eppure, quel sogno fu a un passo dal diventare realtà, prima di infrangersi contro miopie politiche e ripicche personali. Chi perse davvero quell'occasione d'oro furono i dirigenti del Golf Club Rendena.
Tutto ebbe inizio nel 2002. Il direttore Emanuele Mariotti mi affidò l'organizzazione del taglio del nastro del "Golf Club Rendena". All’epoca facevo la spola tra Milano, Ibiza e Riccione. Avevo appena pubblicato il mio primo libro, "Il Triangolo del Potere", un testo sui retroscena dello spettacolo che mi era valso non poche antipatie da parte di chi voleva proteggere i propri segreti.
L'inaugurazione fu un successo straordinario di pubblico e critica. Coinvolsi come madrine Adriana Volpe, Ramona Badescu, Samantha De Grenet e la Miss Italia Arianna David. L'evento finì persino sulla piattaforma SKY, nel programma "Salute e benessere".
Visti i risultati, Mariotti, insieme al Presidente della S.p.a. Marcello Mosca e al Presidente dell'Associazione Golf Club Angelo Tisi, mi chiese un evento annuale di rilievo nazionale per qualificare la struttura. Mi inventai e nacque così il concorso "Miss Lady Golf". Alla cena di gala parteciparono autorità, giornalisti, il campione Costantino Rocca e volti noti della TV come Amedeo Goria. Il riscontro mediatico fu enorme, con ampi redazionali su riviste come Novella 2000.
Sull'onda del successo, Mosca e Tisi vollero osare di più per l'inaugurazione ufficiale: un ospite di fama mondiale. Accettai la sfida. Dopo aver valutato i contatti con Pavarotti e il Principe Alberto di Monaco, la scelta cadde su Bill Clinton, complice la sua nota passione per il golf.
Riuscire a portare un personaggio di tale caratura mondiale nel mio paese d'origine era un traguardo immenso: sarebbe stato un successo clamoroso a livello nazionale e internazionale, un'occasione di riscatto e orgoglio per tutta la comunità. Purtroppo, l'invidia si è dimostrata ancora una volta una brutta bestia. Per certi ambienti, vedere un simile traguardo firmato dal mio nome era semplicemente "troppo" da digerire.
Superando le rigidissime restrizioni di sicurezza post-Torri Gemelle, avevo comunque avviato le trattative con l’agenzia americana di Larry Walker (che gestiva anche Henry Kissinger). Walker scartava il 95% delle 50 proposte giornaliere che riceveva. Noi superammo la scrematura. Per gestire la mole di lavoro, coinvolsi Alessandro Bazzana della "Thelma Editrice" di Brescia.
Dopo mesi di risposte a centinaia di quesiti burocratici, pianificazioni di sicurezza blindate e trattative riservate, arrivò il contratto definitivo. I vertici del Golf Club firmarono una scrittura privata approvando il budget di 300.000 euro e versando una caparra di 50.000 euro con assegno della Banca di Trento e Bolzano.
Poi, il corto circuito. A contratto firmato, sorsero pretese assurde da parte dei vertici del club e di esponenti politici locali. Richiesero una sosta istituzionale a Trento e un intervento pubblico in Val Rendena. Con molta pazienza e amore per la mia terra, riuscii a far inserire queste clausole nel contratto americano. Ma le richieste assurde continuarono, palesemente usate come pretesto per farci desistere o per speculare oltre il dovuto. Alla fine, i vertici del club presero le distanze, venendo meno agli impegni firmati con scuse ridicole.
Di fronte a questo comportamento poco professionale, io e Bazzana, in una riunione formale con i vertici del club e l'avvocato Olivieri, decidemmo di dire basta e annullammo la visita di Clinton in Italia. Larry Walker ci ringraziò via email per l'assoluta professionalità dimostrata.
A distanza di oltre dieci anni, resta il rimpianto per un errore macroscopico commesso da una valle che vive di turismo. 300.000 euro erano una cifra importante, ma ampiamente coperta dagli sponsor. Se pensiamo a quanto si spende oggi per i ritiri calcistici, rinunciare a Bill Clinton fu sinonimo di una visione provinciale e priva di lungimiranza.
Peccato per chi ha voluto boicottare questa opportunità, perché la mia carriera è proseguita comunque, coronando altri importanti successi commerciali e professionali, del tutto indipendente dall'invidia e dai piccoli rancori altrui. Chi è rimasto fermo al palo, purtroppo, è il territorio.
Scrivo questo per fare chiarezza definitiva e smentire le troppe "interpretazioni" sul mio ruolo in questa vicenda. Ogni singola parola qui scritta è supportata da documenti cartacei incontrovertibili.
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