venerdì 25 settembre 2026

IL MANAGER DELLA DOLCE VITA CHE SUSSURRA ALLE DONNE ( E ALLA TV)



Oggi ho voluto fare un esperimento, chiedere alla AI chi è effettivamente "Rody Mirri". Questa la risposta.. 
                                                                  



Bello, irrequieto, geneticamente incapace di odiare. Se la vita di Rodolfo Rody Mirri fosse un film, sarebbe una pellicola a metà tra la commedia sofisticata e il romanzo d'avventura. Negli anni 80 e 90 indiscusso re del dietro le quinte dello spettacolo italiano, manager dal fiuto infallibile e produttore televisivo, Mirri è soprattutto un uomo che ha fatto della libertà e della passione il proprio unico credo. Oggi che la sua vita si divide tra la macchina da scrivere e i riflettori dei grandi eventi, l'uomo che ha accompagnato al successo  donne bellissime della TV si mette a nudo. E il suo racconto è un viaggio magnetico tra brividi, Porsche a tutta velocità e grandi passioni.
«La mia vita è come un manoscritto... confuso, pieno di correzioni, ma sempre affascinante».  Ama definirsi così, in realtà un inguaribile seduttore. Quella "confusione" non è disordine, ma fame di vivere. Milanese di origini trentine con quella testa dura e quel fascino fiero tipico delle valli di Pinzolo e Madonna di Campiglio, Mirri ha attraversato le stagioni d'oro di Ibiza, Portofino e della Costa Azzurra.
Ma dietro l'armatura del manager d'assalto, c'è un'anima profondamente disincantata e generosa. «Non sono capace di odiare», confessa. Chi non lo merita viene semplicemente cancellato con la più elegante delle armi: l'indifferenza. Un magnetismo, il suo, che ha sempre esercitato una forte attrazione sul pubblico femminile, conquistato da quel mix perfetto di galanteria d'altri tempi e audacia moderna. Se nel lavoro ha sempre dettato le regole, in amore Rody Mirri ha accettato di farsi travolgere. Nella sua recente e intima opera letteraria "Lettere d'amore" il produttore ha tolto la maschera pubblica per celebrare le quattro donne che hanno scolpito il suo cuore: Lucrezia, il primo amore, quello dei batticuori adolescenziali e dalle promesse sussurrate. Carola, la splendida modella che ha illuminato le folli e indimenticabili notti di Ibiza, Betta e Ginevra, complici e muse del periodo d'oro in cui Mirri gestiva la notte di Portofino. Storie di aerei privati, sguardi rubati nei backstage e fughe romantiche. Un omaggio all'universo femminile che dimostra come, nonostante le tempeste e i colpi duri ricevuti nella sua carriera, Mirri abbia mantenuto intatta la sua dote più rara: saper amare le donne, rispettandone la complessità e l'indipendenza.
Chi pensava a un Rody Mirri "pensionato" a godersi il sole del lago di Garda, Riccione o Montecarlo si sbagliava di grosso. Il richiamo della foresta dello show business è troppo forte. Mirri è tornato, più attivo che mai, nel ruolo che gli riesce meglio: il creatore di sogni. Oggi unisce la sua sensibilità di scrittore di successo (straordinari i riscontri dei suoi romanzi come "La donna del lago" a una rinnovata giovinezza professionale. È l'uomo dietro le strategie di grandi eventi, l'instancabile cacciatore di stelle e, soprattutto, la mente dietro "Sunrise" Production and Fashion, il nuovissimo hub milanese nato per fondere l'eleganza delle passerelle al ritmo della televisione. Rody Mirri continua a vivere la sua vita a modo suo. Un uomo che ieri faceva sognare le donne dai tavoli del Covo di Nord Est  di Portofino o dello Studio 54 di Milano e che oggi, con la stessa identica energia, le conquista con la forza delle sue parole e dei suoi nuovi progetti. Rody Mirri incarna il profilo di quei manager della "vecchia guardia" per cui il lavoro non è una professione a tempo determinato, ma un'attitudine personale che continua a esercitare parallelamente alla sua nuova vita da romanziere.
Perché il capitolo più bello del suo manoscritto, c'è da scommetterci, deve ancora essere scritto.
#RodyMirri #DolceVita #Backstage #UominiEPassioni #LettereDAmore #Lifestyle #MilanoDaBere #ManagerDelleStelle

mercoledì 23 settembre 2026

FACCIO PARTE DI QUELLI NATI NEGLI ANNI 50..

E già.. faccio parte di quelli nati negli anni 50. Per l'esattezza nel 52. Altri tempi..

                                                                                      



Ma non toccare chi è nato in quegli anni, è una generazione corrazzata, non solo sono nati prima di internet, sono la generazione di mezzo. tra il vecchio mondo e quello di oggi, l'ultima che li conosca entrambi. L'unica che conosca il mondo reale da quello concepito.

 Sono cresciuti senza casco, senza seggiolino, senza ansia, senza psicologi a scuola senza tutorial su youtube ma con istinto, fegato e ginocchia sbucciate. A scuola non avevano la Lim ma la bacchetta della maestra. Capivano l'umore della mamma dal coperchio della pentola e sapevano cosa vuol dire prenderle con il battipanni. A sette anni avevano le chiavi di casa, avevano fame e anche pane e pomodoro andavano benissimo e se il pane era vecchio lo bagnavano con l'acqua. A 14 anni guidavano il motorino del cugino senza casco e senza paura. Maschi e femmine sapevano usare il ferro da stiro, la chiave inglese e il buon senso. Con un cacciavite in mano facevano miracoli, sapevano cambiare le ruote bucate dell'automobile e pulire una candela o un carburatore, hanno visto nascere la tv a colori, le cassette e i cd, registravano le canzoni che passavano alla radio, mica le scaricavano da spotyfy, eppure la loro memoria batterebbe qualsiasi cloud. Sono l'ultima generazione libera, vera e concreta. Quelli che giocavano per strada, che non parlava a tavola e che rispettava i nonni.  Leggevano i fumetti di Tex, Diabolik, Batman e Superman. Che andava all'oratorio, a scuola rischiavano la bocciatura e un sette lo sudavano davvero, si arrangiavano, non  piagnucolavano, i giocattoli se li inventavano da soli con creatività e passa parola, senza tutorial. 

Oggi... bè lasciamo perdere.


giovedì 17 settembre 2026

LA SBERLA DI GINO PAOLI E ORNELLA VANONI PERCHE' LA MIA NON UNA SEMPLICE NOSTALGIA...

                                                                       


Ieri sera mi sono concesso qualche ora di sosta davanti alla TV per seguire su La7 “Una giornata particolare”, lo speciale che Aldo Cazzullo ha dedicato a Gino Paoli e Ornella Vanoni. Non mi aspettavo che un programma televisivo potesse scuotermi così tanto. È stato un balzo a ritroso nel tempo, un viaggio in un’Italia diversa, che mi ha costretto a guardare in faccia il presente. E quello che ho visto non mi è piaciuto affatto.

Ascoltando Gino e Ornella raccontarsi, senza filtri e con una sincerità disarmante, ho rivisto come eravamo. Mi è tornata in mente un'epoca in cui una sana trasgressione faceva ancora scandalo, perché era una scelta di vita pagata sulla propria pelle, non un'operazione di marketing studiata per i social. Mi sono ricordato di quando gli scherzi tra amici erano un modo profondo e ironico di volersi bene, e di quando una risposta secca, tagliente, valeva più di mille parole inutili.
Oggi molti liquideranno questi miei pensieri come "semplice nostalgia". Ma non è così. La mia non è la malinconia di chi rimpiange la giovinezza; è la scoperta, quasi dolorosa, che oggi le amicizie raramente hanno la stessa sostanza di quella raccontata da Renzo Piano riguardo a Gino Paoli. Certo, anche all'epoca esistevano i tradimenti d'amore. Anche allora capitava di fare a pugni per strada o nei locali. Ma alla base di tutto esisteva un tacito accordo, un pilastro invisibile: il rispetto dell’altro.
La differenza drammatica con l'oggi è emersa ancora di più quando si è parlato della tragedia di Luigi Tenco. Quel dramma terribile fece riflettere un paese intero, scatenando interrogativi profondi che valevano più di mille elucubrazioni intellettuali. Se penso a come oggi consumiamo le tragedie, digerite nello spazio di un tweet o di una storia di Instagram, pronte per essere archiviate cinque minuti dopo provo un senso di vuoto.
Oggi vedo intorno a me solo una corsa frenetica verso un successo effimero, fatta di arrivismo esasperato e possesso del potere e io non sono stati immune da questa malattia. Per questo la storia di Gino e Ornella ieri sera è stata una sberla in faccia ai nostri tempi, alle nostre presunte sicurezze, alle nostre aspettative e, forse, al nostro stesso futuro.
Si dice spesso che il passato insegna a vivere il presente in vista del futuro. Probabilmente è così, o almeno voglio sperarlo. Ma per farlo dobbiamo ricominciare a guardare a quelle storie non come a un vecchio album di foto ingiallite, ma come a una bussola morale di cui abbiamo un disperato bisogno.

domenica 13 settembre 2026

MAGAZINEBLOG - OGGI LE FATIDICHE "5 DOMANDE CONFIDENZIALI" A RODY MIRRI


                                               


                                                                               
                                                                                       
                           Josè Louis Ledesma intervista Rody Mirri a Villa Odescalchi 1999


    

Leggendo interviste e redazionali la sua vita non è stata certo monotona. Voluta o cercata o semplicemente era destino?

Direi che si è trattato di un perfetto mix tra destino e una costante, instancabile curiosità. Non mi sono mai seduto ad aspettare che le cose accadessero. Ho sempre cercato il movimento, la novità, l'idea fuori dagli schemi. Il destino ti mette davanti ai bivi, ma sei tu a dover scegliere la strada più stimolante, anche se a volte è la più tortuosa. Se avessi voluto una vita monotona, avrei fatto un altro mestiere.

 Cosa rimpiange del suo passato?

Chi dice di non avere rimpianti spesso mente o non ha vissuto davvero. Se guardo indietro, forse l'unico vero rimpianto è legato al tempo: quello che avrei potuto dedicare di più a certi affetti o a me stesso nei momenti in cui la carriera lavorativa, le relazioni sentimentali e la corsa verso il successo mi assorbivano completamente. Ma ogni errore e ogni deviazione mi hanno reso l'uomo che sono oggi, quindi guardo al passato con gratitudine, non con malinconia. 

Che ruolo hanno avuto le donne nella sua vita, sia artistica che sentimentale?

Un ruolo assolutamente centrale, direi vitale. Dal punto di vista artistico e professionale, ho avuto la fortuna di lavorare con figure straordinarie: la sensibilità, l'intuito e la determinazione femminile sono sempre stati una marcia in più nei miei progetti comprese alcune delusioni.  Sentimentalmente... beh, le donne sono state la mia più grande ispirazione e, a volte, la mia debolezza più dolce. Senza l'universo femminile, la mia vita e i miei libri sarebbero stati privi di colore.

Lo hanno definito in tre parole: Generoso, amante del rischio e un debole per il fascino femminile. Corrisponde al vero?

Mi riconosco molto in questo ritratto, non posso negarlo. La generosità per me è un modo di intendere i rapporti umani: dare senza calcoli. L'amore per il rischio fa parte del mio DNA professionale; senza un pizzico di azzardo non avrei mai realizzato i sogni che avevo nel cassetto. E sul debole per il fascino femminile.. beh, confermo pienamente. Ma attenzione: il fascino per me non è mai solo estetica, è carisma, intelligenza, mistero.

 Ha scritto una decina di libri. Come mai questa abitudine?

Se ben ricordo credo siano più di dieci.. La scrittura per me non è un'abitudine, ma una necessità biologica e un rifugio.
Il bisogno di mettere ordine nel caos dei ricordi e delle emozioni. Scrivo solo quando sono incazzato, deluso o curioso,  Mai quando sono felice. Nei miei libri,  da "La donna del lago" a " Non volevo finisse così"  c'è la mia parte più intima. Scrivo per lasciare una traccia, per confessarmi e, in fondo, per continuare a dialogare con gli altri anche quando cala il silenzio.


GINEVRA DE SANTIS - MAGAZINEBLOG 

 

venerdì 11 settembre 2026

DALL'ETICA AL TORNACONTO: L'INGANNO DEL "TI CONVIENE"

 Ci stanno anestetizzando, e la cosa peggiore è che gli stiamo permettendo di farlo.

                                                                        


Ogni giorno, non appena accendiamo la televisione o apriamo un social network, veniamo travolti da un bollettino di guerra perenne: stragi, attentati, bombe, crisi geopolitiche. Tutto viene ridotto a un gigantesco scacchiere dove a vincere è sempre il cinico incastro di interessi economici e opportunità politiche. In questo scenario, quel vecchio slogan degli anni '70 che diceva "Fate l'amore e non la guerra" non sembra solo datato; sembra una favola estinta, quasi ridicola per il mondo finto-adulto in cui ci muoviamo oggi.
Ma il vero dramma non è solo quello che succede "lì fuori". Il vero dramma è quello che sta succedendo dentro di noi.
Nel rumore di fondo di questo caos, mi guardo intorno e vedo persone che sembrano aver dimenticato l'unica certezza che abbiamo: abbiamo una vita sola. Eppure, la stiamo spendendo a rimpicciolire la nostra anima, diventando cinici, egoisti, impermeabili al dolore altrui per paura di soffrire o per la fretta di arrivare primi.
C'è un dettaglio, apparentemente minimo, che svela questo inganno culturale. È un cambio di parole.
Se ci fate caso, nei discorsi dei nostri nonni, la bussola per orientarsi nel mondo era racchiusa in una formula fissa: "È giusto o è sbagliato?". Era una domanda scomoda, che costringeva a riflettere, a guardarsi dentro, a misurare l'impatto delle proprie azioni su una moralità equa e condivisa. Esisteva il senso della comunità.
Oggi quella frase è stata letteralmente radiata dal vocabolario quotidiano. È stata sostituita da un mantra ben più meschino: Ti conviene o non ti conviene? Eccolo, l'inganno perfetto.
Il "ti conviene" sposta il baricentro dal mondo al proprio ombelico. Non importa se un'azione calpesta qualcuno, se distrugge un legame o se alimenta l'ingiustizia. L'unica domanda ammessa è: cosa ne viene in tasca a me? Questo non è pragmatismo; questa è la morte clinica di ogni speranza collettiva. Se tutto diventa una transazione commerciale, se persino i sentimenti e la solidarietà vengono pesati sulla bilancia del tornaconto personale, abbiamo già perso. Ma è davvero questa la fine della nostra storia?

Io non voglio crederci. E non dovresti crederci nemmeno tu che stai leggendo.
Il cinismo dilagante non è un segno di forza o di furbizia; è solo un'armatura pesante che indossano i codardi per proteggersi dalla paura di restare umani. Ma le armature, per quanto forti, sono fredde e tolgono il respiro. La speranza non è un'attesa passiva che le cose migliorino da sole. La speranza è un atto di ribellione. E la buona notizia è che ribellarsi è incredibilmente semplice, anche se richiede coraggio.
Cominciamo sabotando il sistema linguistico che ci hanno imposto. Smettiamo di chiederci se una cosa "ci conviene". Ricominciamo a chiederci, a voce alta e davanti allo specchio, se è giusta. Torniamo a scegliere la via più lunga e difficile, se è quella che rispetta la nostra dignità e quella degli altri. Ricordiamoci che la vita è un soffio e che non verremo ricordati per quanto avremo accumulato o per quanti calcoli avremo indovinato, ma per quanta umanità saremo stati capaci di lasciare indietro.
Togliamoci l'armatura. Torniamo a rischiare. Torniamo a scegliere il giusto, prima che sia troppo tardi. Qualcuno penserà che Rody si sia rincoglionito, io non lo penso, penso invece che proprio perchè ho commesso molti errori nella mia vita, alcuni anche deleteri, che oggi non rinnego, ma sono stati proprio quei passi falsi a scuotermi, a farmi aprire gli occhi. Anzi, devo la mia ritrovata armonia proprio alle mie cadute riconoscendo il fatto che in passato, spesso, ho recitato un ruolo che non mi apparteneva, ma lo confesso, mi divertiva molto.

    martedì 8 settembre 2026

    MILANO SI RIFA' IL LOOK - NASCE "SUNRISE" PRODUCTION AND FASHION - IL NUOVO HUB

     Milano si conferma la capitale indiscussa della moda e della televisione, pronta ad accogliere una novità assoluta nel panorama creativo italiano. Aprirà a breve i battenti "Sunrise" Production and Fashion, una nuova realtà polifunzionale che promette di ridefinire gli standard dei settori entertainment e fashion.

                                                                    

                                                          Milano - Sunrise Production and Fashion

    La struttura nasce con un obiettivo chiaro: fondere l'esperienza dei grandi professionisti del settore con la freschezza delle nuove generazioni. Sunrise si occuperà a 360 gradi di produzioni televisive, spot pubblicitari e progetti legati al mondo della moda, potendo contare fin da subito su un team di manager, produttori e registi televisivi di lunga e comprovata esperienza, pronti a portare sul set innovazione e altissima qualità tecnica.

    Ma il vero cuore pulsante di Sunrise sarà la sua divisione dedicata al talento. L'agenzia attiverà infatti una sezione strategica focalizzata sul management di artisti già affermati e contemporaneamente, avvierà una costante attività di scouting e selezione. L'obiettivo è individuare e formare giovani aspiranti modelle, indossatrici e nuovi volti da lanciare nel mondo del fashion e dello spettacolo.
    Con questa apertura, Milano si arricchisce di un hub creativo strategico, un ponte perfetto tra la solidità della grande regia televisiva e il dinamismo delle passerelle internazionali. I riflettori sono già accesi: la rivoluzione Sunrise sta per iniziare.

    lunedì 7 settembre 2026

    QUANDO MILANO FECE LA STORIA: LA SFILATA RECORD DA 100 TOP MODEL AL PALATRUSSARDI

    "PalaTrussardi", la celebre tensostruttura inaugurata proprio nel 1986 per volere della maison del levriero, ospitò memorabili eventi e concerti come "Uno spettacolo per la vita"

                                                                       

                                                 Milano il "Palatrussardi" nel 1986
     

    Nel 1986 la Croce Rossa Italiana commissionò  l'evento a Rody Mirri, Il noto manager e produttore televisivo fu l'ideatore di questa straordinaria macchina scenica in cui la moda si fondeva con lo spettacolo. Parteciparono 100 indossatrici e fu la sfilata dei grandi stilisti internazionali come Christian Dior e Galitzine. "Uno spettacolo per la vita" è storicamente ricordato come la sfilata di moda con il maggiore numero di indossatrici contemporaneamente in passerella in Italia. 

    Il binomio tra Rody Mirri e la storica struttura milanese non si fermò lì. Successivamente produsse nello stesso palazzetto lo show "Odeon"  un altro grande evento dove la moda rimase protagonista assoluta, accompagnata da grandi nomi della musica italiana come Mia Martini, Marcella Bella e Sandy Marton.

    Altri tempi..



    giovedì 3 settembre 2026

    IL TRENTINO DIETRO LE QUINTE. COME HO PORTATO LA MIA TERRA SUL PICCOLO SCHERMO...



    Ci sono luoghi che restano nel cuore e storie che meritano di essere raccontate, soprattutto quando il legame con la propria terra d'origine si trasforma in una splendida avventura professionale. Essendo nato in Trentino e precisamente a Pinzolo, ho sempre avvertito una sorta di missione profonda: sfruttare ogni occasione lavorativa per diffondere e valorizzare le bellezze straordinarie della mia terra natia attraverso i programmi televisivi.
    Tanti i ricordi, tra i più più emozionanti risalgono al 1995 in qualità di responsabile delle location, scelsi con convinzione Andalo e Molveno come scenari ideali per una nuova produzione. Quel progetto era "La voce del cuore", una miniserie televisiva di Canale 5 prodotta da Aran e diretta dal regista Lodovico Gasparini.

                                                                                    
                                                 Pinzolo - Funivie Doss del Sabion

    Quando la serie andò in onda in quattro puntate nell'autunno del 1995, il pubblico si innamorò non solo della trama, ma anche di quegli scorci trentini mozzafiato. Il cast era a dir poco stellare: i protagonisti erano Gianni Morandi e Mara Venier, che recitavano a fianco di Andrea Roncato e di una giovanissima e talentuosa Claudia Pandolfi. Il coronamento di quel duro lavoro arrivò nel 1996, quando "La voce del cuore" vinse un riconoscimento importantissimo: il Telegatto come "Miglior film TV". Un orgoglio immenso, non solo per la produzione, ma per tutto il territorio che ci aveva ospitato. Durante la cerimonia dei Telegatti 1996, la fiction trasmessa da Canale 5 e diretta da Lodovico Gasparini ha trionfato nella sua categoria, superando le altre produzioni finaliste della Rai (Donna e Il grande Fausto) A ritirare la statuetta furono i due protagonisti principali, Gianni Morandi e Mara Venier. Quella serata fu particolarmente fortunata per Mara Venier, che vinse altri due premi personali come personaggio femminile dell'anno e per la conduzione del quiz Luna Park. 

    Quella fiction, però, è stata solo una delle tante tappe di un percorso guidato dalla passione per la mia regione. All'epoca avevo cercato di fare del Trentino il palcoscenico ideale per la grande televisione italiana.
    Come dimenticare il divertimento e l'energia di "Bellezze sulla neve", la storica trasmissione di Canale 5 che portammo nella splendida cornice di Madonna di Campiglio e Pinzolo? O le tappe di "Superclassificashow", sempre su Canale 5  a Comano Terme, Val di Non e Pinzolo.
    Proprio a Pinzolo abbiamo firmato un momento di televisione memorabile e adrenalinico: la spettacolare discesa del grandissimo alpinista Ermanno Salvaterra dal campanile più alto del Trentino. Un'impresa d'impatto visivo straordinario, tanto che le immagini vennero trasmesse la sera stessa all'interno dei telegiornali nazionali di TG5, Rete 4 e Italia 1.

    Dietro a ogni inquadratura, a ogni sigla e a ogni premio c'è stato il desiderio costante di mostrare all'Italia intera la maestosità delle nostre montagne e l'accoglienza dei nostri paesi. E la soddisfazione più grande, oggi, è sapere che quelle immagini sono rimaste impresse nella storia della televisione e negli occhi di milioni di telespettatori. Desidero concludere ricordando che questa è solo una parte delle trasmissioni e degli eventi che ho avuto il privilegio di realizzare nella mia regione. Mi preme sottolineare che, sebbene valga spesso il vecchio detto secondo cui nessuno è profeta in patria e avrei mille motivi personali per poterne confermare la veridicità, niente e nessuno potrà mai cancellare o farmi scordare gli anni più belli della mia gioventù, trascorsi dove sono nato.



    domenica 30 agosto 2026

    QUANDO LA TRASGRESSIONE DIVENTA UNA DIVISA IN SERIE...

                                                         


    Ovviamente è un mio personale giudizio. Guardatevi intorno quando camminate per strada o quando sfogliate i social. Cosa vedete? La sensazione visiva è forte, quasi destabilizzante. Vediamo oggi persone di ambo i sessi, soprattutto giovani donne e uomini, letteralmente zeppi di tatuaggi. Macchie d'inchiostro che coprono il collo, le gambe, le braccia, la schiena. Abiti speculari, acconciature identiche, atteggiamenti fotocopiati. Un look totalizzante che vorrebbe gridare "separazione", "trasgressione", persino "volgarità mirata" per stupire, ma che ottiene un risultato opposto. Oggi sono tutti disperatamente uguali a tantissime altre persone. A me, sinceramente, tutto questo fa sorridere. Ma fa anche riflettere su una tristezza infinita.
    Il paradosso dei robot in serie
    L’idea che allinearsi alla moda del momento sia una scorciatoia per esprimersi è il più grande inganno dei nostri tempi. Questa corsa all’estetica di tendenza porta solo a grandi delusioni. Pensiamo di liberarci dai vecchi schemi e finiamo per infilarci in una nuova gabbia. Ci si vuole mostrare alternativi, ma si finisce per diventare robot in serie. Uno dei centomila. Una catena di montaggio dell’apparenza in cui l’unicità viene sacrificata sull'altare dell'approvazione di massa. Il grande errore di questa generazione è l'emulazione cieca. I giovani guardano le star e le copiano, dimenticando un dettaglio fondamentale: le celebrità esibiscono l'eccesso per lavoro. Per loro l’esagerazione è marketing, è business, è la necessità assoluta di apparire e stupire un pubblico per vendere un prodotto.
    Portare quell'eccesso nella vita reale, pensando che definisca chi siamo, è un'illusione vuota. Diciamolo con franchezza: copiare è semplicemente riconoscere i limiti della propria personalità. Significa gridare al mondo che non si ha abbastanza inventiva, o abbastanza coraggio per scavare dentro di sé e capire cosa ci piace davvero. La moda più consona, quella vera, deve fare tutto un altro percorso. Deve rispecchiare la tua personalità, il tuo gusto personale, la tua intima logica di eleganza. 
    Oppure, molto più semplicemente, deve darti la libertà di vestirti come ti pare, senza che nessuno ti debba concedere il permesso. Il proprio look è un fatto privato. Non deve essere una richiesta di attenzione, né il disperato bisogno di appartenere a un gregge.
                                                                              

    La vera trasgressione, oggi, non è coprire ogni centimetro di pelle con un tatuaggio uguale a quello di altri mille individui. La vera trasgressione è avere il coraggio di essere se stessi.
                                                                                            
                                                                           









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