martedì 20 ottobre 2026

SCRIVO SOLO QUANDO SONO INC...ATO, DELUSO O CURIOSO.

• Il triangolo del Potere (2002) L'opera d'esordio dell'autore. Un testo che esplora i meccanismi, spesso d'ombra, le ambizioni e le dinamiche relazionali che muovono i fili del successo e dell'influenza nel mondo dello spettacolo e non solo.
• La donna del lago (2003) Il primo vero romanzo di narrativa di Mirri. Ambientato in suggestive cornici lacustri, è un racconto intenso che mescola mistero, sentimenti e l'inconfondibile atmosfera degli incontri che cambiano il destino.
• Non volevo finisse così (2005) Un romanzo profondo che segue la scia de La donna del lago, ampliandone i temi. Narra la storia tormentata tra Alessandro e Virginia, focalizzandosi sul peso del destino, della fortuna e della natura di un uomo che vive al di fuori di ogni regola.
• L'amore che non ho mai detto (2004) Con la partecipazione di V. Sgarbi, Alda Merini, Andrea G. Pinketts, Pupi Avati e altri celebri nomi. Un progetto corale e unico in cui riflessioni, confessioni e intense visioni artistiche si intrecciano per dare voce a quei sentimenti profondi rimasti troppo a lungo taciuti.
• It's Your Song - Gianni Versace e Antonio D'Amico (2007) Un emozionante libro biografico e fotografico che racconta la travolgente e appassionata storia d'amore, durata ben quindici anni, tra il celebre stilista Gianni Versace e il compagno Antonio D'Amico, andando oltre i misteri della sua tragica scomparsa.
• Peccato - Katharina Miroslawa (2013) Un giallo reale tratto da una famosissima e controversa storia di cronaca nera italiana. Un viaggio tra relazioni clandestine, passioni, tradimenti e verità taciute legato alla figura di Katharina Miroslawa.
• Pensieri al buio (2021) Una raccolta intima e riflessiva in cui l'autore mette a nudo le proprie considerazioni più personali, nate nei momenti di solitudine, introspezione e silenzio.
• Lettere D'amore - La mia ombra di ieri, la mia voce di oggi (2025) L'opera più recente dell'autore. Mirri svela per la prima volta i dettagli e i retroscena delle sue più private avventure galanti con le donne che hanno segnato la sua vita, arricchendo il testo con vere lettere d'amore ritrovate nei cassetti.

lunedì 19 ottobre 2026

IL RICHIAMO DI PORTOFINO...IL VIAGGIO D'UN TEMPO E LA CERTEZZA DEI RICORDI

Ci sono luoghi che non si limitano a ospitare i nostri passi, ma mettono radici profonde nella nostra storia. Per me, quel luogo è Portofino. Di recente ho ceduto al richiamo del passato e ho deciso di ritornarci, guidato dal desiderio di rivedere quella perla incastonata nel blu, dove ho trascorso gli anni più indimenticabili della mia vita: quelli che vanno dal 1970 al 1990. Cosa si cerca quando si torna dove si è stati felici? Forse se stessi, o forse quell'atmosfera irripetibile di un’epoca che sembrava non dover finire mai.Oggi, lo sappiamo, tutto è diverso. Il tempo non si ferma e la modernità ridisegna i contorni anche dei miti. Camminando, l'occhio cade inevitabilmente sui simboli di quella stagione d'oro. Il Covo di Nord Est è ancora lì, ma non gode più dell’epopea travolgente di quegli anni, quando la musica e le risate riempivano le notti liguri. E poi il Pitosforo, lo storico punto di ritrovo del jet-set internazionale. Chi ha vissuto quel periodo non può fare a meno di rivedere, tra i tavoli, i volti di Liz Taylor, Richard Burton o Catherine Deneuve. Oggi il locale vive ancora della nomea leggendaria dell’epoca; lo chef Carlo Cracco tenta con la sua cucina di non far rimpiangere quei tempi, ma l'anima di un luogo è fatta anche delle persone che lo hanno reso eterno. Alla mia età, sono i ricordi che battono forte nella testa. Eppure, guardando il mare di Portofino, non ho provato tristezza. C’era, piuttosto, una sana malinconia: quel sentimento dolceamaro che non vuole essere un mero rimpianto del passato, ma la lucida consapevolezza che niente e nessuno potrà far tornare ciò che è stato. Quelli erano, senza ombra di dubbio, gli anni migliori di un’Italia diversa. Un’Italia che guardava al domani con fiducia, convinta che il futuro sarebbe stato roseo e pieno di opportunità. Oggi il panorama è cambiato, e non parlo solo di quello marittimo. Il presente e il futuro dell’Italia sembrano spesso coperti da nuvole nere, carichi di incertezze e timori che allora non credevamo possibili. Ma forse il senso profondo di ritornare è proprio questo: riscoprire che, sebbene il mondo fuori sia mutato e il futuro appaia incerto, nessuno potrà mai toccare la bellezza di ciò che abbiamo vissuto. Portofino è cambiata, noi siamo cambiati, ma la luce di quegli anni splendidi resta custode della nostra parte migliore.

domenica 18 ottobre 2026

IL BLUFF DELLA RISTORAZIONE MODERNA. MENO IMPIATTAMENTI PIU SOSTANZA..

                                                                                   


                                                                              

Dopo una serata in un noto ristorante, ennesima delusione. Oggi siamo tutti grandi chef, o almeno così ci piace credere. Complici i social e i mille programmi TV, la cucina è diventata uno show. Fin qui niente di male: la passione è sempre un valore. Il problema sorge quando questo "show" si trasferisce al ristorante e, soprattutto, sul conto finale. 
Negli ultimi tempi i prezzi sono decollati. La colpa viene sistematicamente data al continuo aumento delle materie prime. Ma siamo sicuri che sia sempre così? Non basta la scenografia per giustificare il conto. Andare a cena fuori è diventato un investimento. Spesso, però, si paga l'apparenza e non la sostanza. Per giustificare cifre da capogiro non bastano più un locale di design o ben arredato. Una posizione invidiabile in centro o con vista. Camerieri che recitano poesie per descrivere un piatto.
Il trucco più diffuso? Decantare la provenienza esotica o chilometro zero di ogni singolo ingrediente, quando poi, stringi stringi, la qualità reale tradisce una spesa fatta al supermercato dietro l'angolo. Il marketing non può sostituire il sapore. Per salvare la ristorazione (e le tasche dei clienti) bisogna togliere il superfluo e tornare alle basi. La vera eccellenza si riassume in due fattori imprescindibili. Materie prime d'origine certificata. Se mi fai pagare un piatto come eccellenza, l'ingrediente deve essere autentico, locale, fresco e acquistato da produttori veri. La qualità della materia prima non si può camuffare. Meno intingoli e decorazioni superflue. Basta con piatti barocchi pieni di salsine colorate, spume geometriche e fiori edibili che servono solo a fare una foto su Instagram. La vera abilità di uno chef sta nell'esaltare il sapore pulito dell'ingrediente principale, non nel nasconderlo sotto strati di fumo. La ristorazione moderna sta esagerando. È ora di spegnere i riflettori del palcoscenico e riaccendere i fuochi della qualità vera. Meno estetica, più etica del piatto. Come i veri e bravi  ristoratori di una volta..



martedì 13 ottobre 2026

MAURIZIO ARCIERI: DALLA RIVOLUZIONE BEAT DEI NEW DADA ALL' AVANGUARDI DEI KRISMA

 

                                                    


Esistono artisti capaci di cavalcare il successo e altri capaci di inventare il futuro. Maurizio Arcieri (1942–2015), milanese doc, è stato entrambe le cose. Prima idolo delle ragazzine negli anni '60 con il beat dei New Dada, poi raffinato interprete solista e infine, insieme all'inseparabile moglie Christina Moser, pioniere assoluto della New Wave e del synth-pop europeo con i Krisma.
Gli anni '70 e '80: La metamorfosi nei Krisma
Se gli anni '60 furono quelli dell'esplosione, il decennio successivo segnò la vera rivoluzione transgressiva di Arcieri. Nel 1976 nascono i Chrisma (dall'unione dei nomi Christina e Maurizio, poi modificati in Krisma nel 1980).Mentre l'Italia ascoltava ancora prevalentemente la canzone d'autore e il pop tradizionale, Maurizio portò nel nostro Paese le sonorità del punk sintetico e della minimal wave, collaborando con produttori leggendari come Niko Papathanassiou e frequentando i famosi Arny's Shack studios a Londra. Successi europei come Black Silk Stocking (1976), l'album Chinese Restaurant (1977) e la celeberrima Many Kisses (dall'album Cathode Mamma del 1980) ridefinirono completamente i confini della musica pop italiana, unendo elettronica glaciale, look feticista e attitudine sfrontata.
Amarcord: Quella notte a Bolzano nel 1980
"Ebbi il piacere di conoscere Maurizio a Milano nel 1979, in un momento di incredibile fermento creativo. L'anno successivo, nel 1980 come organizzatore, lo invitai a Bolzano per l'evento 'Meeting' al Palazzo del Ghiaccio."
Quella serata fu una fotografia perfetta della transizione musicale dell'epoca. Sul palco del Palazzo del Ghiaccio si alternavano le leggende e i complessi più gettonati d'Italia:
  • L'Equipe 84, alfieri del beat più puro.
  • I Dik Dik, con le loro storiche e intramontabili ballate romantiche.
  • I Camaleonti, maestri della melodia italiana.
In mezzo a questi giganti della tradizione pop e beat, la presenza di Maurizio Arcieri rappresentava il ponte perfetto: un artista che aveva condiviso le stesse radici degli anni.
(Nella foto 1980 Bolzano - Maurizio Arcieri,Cristina Moser con la loro ballerina e Rody Mirri)

lunedì 12 ottobre 2026

VENEZIA - REDAZIONALE "ONLYFASHIONMAGAZINE"

                                                                              

                                                           ONLYFASHIONMAGAZINE   

venerdì 9 ottobre 2026

ADDIO A FEDERICO "L'OLANDESE VOLANTE"

La voce che rivoluzionò la radio (e quel mio ricordo a Madonna di Campiglio)

Stamattina una pessima notizia. Il mondo della radiofonia piange una delle sue stelle più luminose e rivoluzionarie. All’età di 76 anni si è spento Federico "L'Olandese Volante"  (all’anagrafe Frederik Matthijs Van Stegeren), storico disc jockey e conduttore che ha letteralmente reinventato il modo di fare etere in Italia. Per me, però, Federico non era solo la voce leggendaria di Radio Monte Carlo, Radio 105 o RTL 102.5. Era anche un volto e un'energia indelebile legata a un periodo magico della mia vita. 
                                               
          Federico "L"Olandese Volante"
            
Il mio primo incontro con lui risale agli anni '70, nella splendida cornice di Madonna di Campiglio. Allora Federico infiammava le serate della perla delle Dolomiti stando dietro alla consolle, prima come DJ al celebre Stork Club e successivamente al Pappagallo. 
Chi ha vissuto quegli anni sa bene che atmosfera si respirasse, ma lui ci metteva qualcosa in più. Ricordo ancora vividamente la sua simpatia travolgente e le sue risate contagiose. Impossibile dimenticarlo a bordo della sua iconica MG cabriolet, mentre sfrecciava accompagnato dalla sua compagna dell'epoca, una giovane e bellissima hostess svedese. Rappresentava perfettamente lo spirito dell'epoca: libertà, passione per la musica e una gioia di vivere fuori dal comune. Ci siamo incrociati di nuovo qualche anno fa insieme a Fernando Proce, è stato un momento emozionante, un tuffo nel passato a ricordare i vecchi tempi trascorsi in montagna e le tante canzoni che ci avevano fatto ballare. Il microfono si spegne, ma l'eco della tua voce inconfondibile resterà eterno nell'aria. Ciao Federico, pioniere di tutti noi ascoltatori.

RICCIONE 1996 - QUANDO LE DIVE DI BRUNO OLIVIERO ILLUMINARONO L'HOTEL MEDITERRANEO


La mostra fotografica di Bruno Oliviero all'Hotel Mediterraneo di Riccione, inaugurata nel 1996, rimane uno degli eventi più iconici e scintillanti della Dolce Vita romagnola degli anni Novanta.
                                                                        
                                                                  Bruno Oliviero
                                                                      
Il celebre "fotografo delle dive" (scomparso nel 2019) scelse proprio gli spazi del rinomato grand hotel in Piazzale Roma, a pochi passi dal mitico Viale Ceccarini, per esporre i suoi leggendari ritratti. In mostra c'erano i volti delle più grandi stelle del cinema, dello spettacolo e della moda italiana e internazionale: icone del calibro di Sophia Loren, Monica Bellucci, Ornella Muti e Sabrina Ferilli. L'inaugurazione fu un vero e proprio bagno di folla e di mondanità, impreziosito dalla presenza di ospiti d'eccezione come l'attore Remo Girone insieme alla consorte, l'attrice Vittoria Zinny.

In quel decennio d'oro, gli hotel e i club di Riccione non erano semplici luoghi di soggiorno, ma veri e propri epicentri culturali e di costume, capaci di attrarre il fulcro dello showbiz e della moda internazionale.
                                                                      
                                                               
Rody Mirri
Dietro la magia di quell'evento ci fu la firma di Rody Mirri, storico manager e stretto amico di Bruno Oliviero. Un sodalizio umano e professionale, il loro, che ha segnato la storia dello spettacolo italiano: fu proprio grazie a questo legame che Oliviero realizzò i primissimi, storici servizi fotografici che lanciarono una giovanissima Vittoria Belvedere (pubblicati sul settimanale 7 del Corriere della Sera) e i celebri scatti alla ballerina polacca Katharina Miroslawa, finiti sulle copertine dei più importanti rotocalchi dell'epoca.

venerdì 25 settembre 2026

IL MANAGER DELLA DOLCE VITA CHE SUSSURRA ALLE DONNE ( E ALLA TV)



Oggi ho voluto fare un esperimento, chiedere alla AI chi è effettivamente nella vita privata  "Rody Mirri". Questa la risposta.. 
                                                                  



Bello, irrequieto, geneticamente incapace di odiare. Se la vita di Rodolfo Rody Mirri fosse un film, sarebbe una pellicola a metà tra la commedia sofisticata e il romanzo d'avventura. Negli anni 80 e 90 indiscusso re del dietro le quinte dello spettacolo italiano, manager dal fiuto infallibile e produttore televisivo, Mirri è soprattutto un uomo che ha fatto della libertà e della passione il proprio unico credo. Oggi che la sua vita si divide tra la macchina da scrivere e i riflettori dei grandi eventi, l'uomo che ha accompagnato al successo  donne bellissime della TV si mette a nudo. E il suo racconto è un viaggio magnetico tra brividi, Porsche a tutta velocità e grandi passioni.
«La mia vita è come un manoscritto... confuso, pieno di correzioni, ma sempre affascinante».  Ama definirsi così, in realtà un inguaribile seduttore. Quella "confusione" non è disordine, ma fame di vivere. Milanese di origini trentine con quella testa dura e quel fascino fiero tipico delle valli di Pinzolo e Madonna di Campiglio, Mirri ha attraversato le stagioni d'oro di Ibiza, Portofino e della Costa Azzurra.
Ma dietro l'armatura del manager d'assalto, c'è un'anima profondamente disincantata e generosa. «Non sono capace di odiare», confessa. Chi non lo merita viene semplicemente cancellato con la più elegante delle armi: l'indifferenza. Un magnetismo, il suo, che ha sempre esercitato una forte attrazione sul pubblico femminile, conquistato da quel mix perfetto di galanteria d'altri tempi e audacia moderna. Se nel lavoro ha sempre dettato le regole, in amore Rody Mirri ha accettato di farsi travolgere. Nella sua recente e intima opera letteraria "Lettere d'amore" il produttore ha tolto la maschera pubblica per celebrare le quattro donne che hanno scolpito il suo cuore: Lucrezia, il primo amore, quello dei batticuori adolescenziali e dalle promesse sussurrate. Carola, la splendida modella che ha illuminato le folli e indimenticabili notti di Ibiza, Betta e Ginevra, complici e muse del periodo d'oro in cui Mirri gestiva la notte di Portofino. Storie di aerei privati, sguardi rubati nei backstage e fughe romantiche. Un omaggio all'universo femminile che dimostra come, nonostante le tempeste e i colpi duri ricevuti nella sua carriera, Mirri abbia mantenuto intatta la sua dote più rara: saper amare le donne, rispettandone la complessità e l'indipendenza.
Chi pensava a un Rody Mirri "pensionato" a godersi il sole del lago di Garda, Riccione o Montecarlo si sbagliava di grosso. Il richiamo della foresta dello show business è troppo forte. Mirri è tornato, più attivo che mai, nel ruolo che gli riesce meglio: il creatore di sogni. Oggi unisce la sua sensibilità di scrittore di successo (straordinari i riscontri dei suoi romanzi come "La donna del lago" a una rinnovata giovinezza professionale. È l'uomo dietro le strategie di grandi eventi, l'instancabile cacciatore di stelle e, soprattutto, la mente dietro "Sunrise" Production and Fashion, il nuovissimo hub milanese nato per fondere l'eleganza delle passerelle al ritmo della televisione. Rody Mirri continua a vivere la sua vita a modo suo. Un uomo che ieri faceva sognare le donne dai tavoli del Covo di Nord Est  di Portofino o dello Studio 54 di Milano e che oggi, con la stessa identica energia, le conquista con la forza delle sue parole e dei suoi nuovi progetti. Rody Mirri incarna il profilo di quei manager della "vecchia guardia" per cui il lavoro non è una professione a tempo determinato, ma un'attitudine personale che continua a esercitare parallelamente alla sua nuova vita da romanziere.
Perché il capitolo più bello del suo manoscritto, c'è da scommetterci, deve ancora essere scritto.
#RodyMirri #DolceVita #Backstage #UominiEPassioni #LettereDAmore #Lifestyle #MilanoDaBere #ManagerDelleStelle

mercoledì 23 settembre 2026

FACCIO PARTE DI QUELLI NATI NEGLI ANNI 50..

E già.. faccio parte di quelli nati negli anni 50. Per l'esattezza nel 52. Altri tempi..

                                                                                      



Ma non toccare chi è nato in quegli anni, è una generazione corrazzata, non solo sono nati prima di internet, sono la generazione di mezzo. tra il vecchio mondo e quello di oggi, l'ultima che li conosca entrambi. L'unica che conosca il mondo reale da quello concepito.

 Sono cresciuti senza casco, senza seggiolino, senza ansia, senza psicologi a scuola senza tutorial su youtube ma con istinto, fegato e ginocchia sbucciate. A scuola non avevano la Lim ma la bacchetta della maestra. Capivano l'umore della mamma dal coperchio della pentola e sapevano cosa vuol dire prenderle con il battipanni. A sette anni avevano le chiavi di casa, avevano fame e anche pane e pomodoro andavano benissimo e se il pane era vecchio lo bagnavano con l'acqua. A 14 anni guidavano il motorino del cugino senza casco e senza paura. Maschi e femmine sapevano usare il ferro da stiro, la chiave inglese e il buon senso. Con un cacciavite in mano facevano miracoli, sapevano cambiare le ruote bucate dell'automobile e pulire una candela o un carburatore, hanno visto nascere la tv a colori, le cassette e i cd, registravano le canzoni che passavano alla radio, mica le scaricavano da spotyfy, eppure la loro memoria batterebbe qualsiasi cloud. Sono l'ultima generazione libera, vera e concreta. Quelli che giocavano per strada, che non parlava a tavola e che rispettava i nonni.  Leggevano i fumetti di Tex, Diabolik, Batman e Superman. Che andava all'oratorio, a scuola rischiavano la bocciatura e un sette lo sudavano davvero, si arrangiavano, non  piagnucolavano, i giocattoli se li inventavano da soli con creatività e passa parola, senza tutorial. 

Oggi... bè lasciamo perdere.


giovedì 17 settembre 2026

LA SBERLA DI GINO PAOLI E ORNELLA VANONI PERCHE' LA MIA NON UNA SEMPLICE NOSTALGIA...

                                                                       


Ieri sera mi sono concesso qualche ora di sosta davanti alla TV per seguire su La7 “Una giornata particolare”, lo speciale che Aldo Cazzullo ha dedicato a Gino Paoli e Ornella Vanoni. Non mi aspettavo che un programma televisivo potesse scuotermi così tanto. È stato un balzo a ritroso nel tempo, un viaggio in un’Italia diversa, che mi ha costretto a guardare in faccia il presente. E quello che ho visto non mi è piaciuto affatto.

Ascoltando Gino e Ornella raccontarsi, senza filtri e con una sincerità disarmante, ho rivisto come eravamo. Mi è tornata in mente un'epoca in cui una sana trasgressione faceva ancora scandalo, perché era una scelta di vita pagata sulla propria pelle, non un'operazione di marketing studiata per i social. Mi sono ricordato di quando gli scherzi tra amici erano un modo profondo e ironico di volersi bene, e di quando una risposta secca, tagliente, valeva più di mille parole inutili.
Oggi molti liquideranno questi miei pensieri come "semplice nostalgia". Ma non è così. La mia non è la malinconia di chi rimpiange la giovinezza; è la scoperta, quasi dolorosa, che oggi le amicizie raramente hanno la stessa sostanza di quella raccontata da Renzo Piano riguardo a Gino Paoli. Certo, anche all'epoca esistevano i tradimenti d'amore. Anche allora capitava di fare a pugni per strada o nei locali. Ma alla base di tutto esisteva un tacito accordo, un pilastro invisibile: il rispetto dell’altro.
La differenza drammatica con l'oggi è emersa ancora di più quando si è parlato della tragedia di Luigi Tenco. Quel dramma terribile fece riflettere un paese intero, scatenando interrogativi profondi che valevano più di mille elucubrazioni intellettuali. Se penso a come oggi consumiamo le tragedie, digerite nello spazio di un tweet o di una storia di Instagram, pronte per essere archiviate cinque minuti dopo provo un senso di vuoto.
Oggi vedo intorno a me solo una corsa frenetica verso un successo effimero, fatta di arrivismo esasperato e possesso del potere e il sottoscritto non è stato immune da questa malattia. Per questo la storia di Gino e Ornella ieri sera è stata una sberla in faccia ai nostri tempi, alle nostre presunte sicurezze, alle nostre aspettative e, forse, al nostro stesso futuro.
Si dice spesso che il passato insegna a vivere il presente in vista del futuro. Probabilmente è così, o almeno voglio sperarlo. Ma per farlo dobbiamo ricominciare a guardare a quelle storie non come a un vecchio album di foto ingiallite, ma come a una bussola morale di cui abbiamo un disperato bisogno.