venerdì 9 ottobre 2026

ADDIO A FEDERICO "L'OLANDESE VOLANTE"

La voce che rivoluzionò la radio (e quel mio ricordo a Madonna di Campiglio)

Stamattina una pessima notizia. Il mondo della radiofonia piange una delle sue stelle più luminose e rivoluzionarie. All’età di 76 anni si è spento Federico "L'Olandese Volante"  (all’anagrafe Frederik Matthijs Van Stegeren), storico disc jockey e conduttore che ha letteralmente reinventato il modo di fare etere in Italia. Per me, però, Federico non era solo la voce leggendaria di Radio Monte Carlo, Radio 105 o RTL 102.5. Era anche un volto e un'energia indelebile legata a un periodo magico della mia vita. 
                                               
          Federico "L"Olandese Volante"
            
Il mio primo incontro con lui risale agli anni '70, nella splendida cornice di Madonna di Campiglio. Allora Federico infiammava le serate della perla delle Dolomiti stando dietro alla consolle, prima come DJ al celebre Stork Club e successivamente al Pappagallo. 
Chi ha vissuto quegli anni sa bene che atmosfera si respirasse, ma lui ci metteva qualcosa in più. Ricordo ancora vividamente la sua simpatia travolgente e le sue risate contagiose. Impossibile dimenticarlo a bordo della sua iconica MG cabriolet, mentre sfrecciava accompagnato dalla sua compagna dell'epoca, una giovane e bellissima hostess svedese. Rappresentava perfettamente lo spirito dell'epoca: libertà, passione per la musica e una gioia di vivere fuori dal comune. Ci siamo incrociati di nuovo qualche anno fa insieme a Fernando Proce, è stato un momento emozionante, un tuffo nel passato a ricordare i vecchi tempi trascorsi in montagna e le tante canzoni che ci avevano fatto ballare. Il microfono si spegne, ma l'eco della tua voce inconfondibile resterà eterno nell'aria. Ciao Federico, pioniere di tutti noi ascoltatori.

RICCIONE 1996 - QUANDO LE DIVE DI BRUNO OLIVIERO ILLUMINARONO L'HOTEL MEDITERRANEO


La mostra fotografica di Bruno Oliviero all'Hotel Mediterraneo di Riccione, inaugurata nel 1996, rimane uno degli eventi più iconici e scintillanti della Dolce Vita romagnola degli anni Novanta.
                                                                        
                                                                  Bruno Oliviero
                                                                      
Il celebre "fotografo delle dive" (scomparso nel 2019) scelse proprio gli spazi del rinomato grand hotel in Piazzale Roma, a pochi passi dal mitico Viale Ceccarini, per esporre i suoi leggendari ritratti. In mostra c'erano i volti delle più grandi stelle del cinema, dello spettacolo e della moda italiana e internazionale: icone del calibro di Sophia Loren, Monica Bellucci, Ornella Muti e Sabrina Ferilli. L'inaugurazione fu un vero e proprio bagno di folla e di mondanità, impreziosito dalla presenza di ospiti d'eccezione come l'attore Remo Girone insieme alla consorte, l'attrice Vittoria Zinny.

In quel decennio d'oro, gli hotel e i club di Riccione non erano semplici luoghi di soggiorno, ma veri e propri epicentri culturali e di costume, capaci di attrarre il fulcro dello showbiz e della moda internazionale.
                                                                      
                                                               
Rody Mirri
Dietro la magia di quell'evento ci fu la firma di Rody Mirri, storico manager e stretto amico di Bruno Oliviero. Un sodalizio umano e professionale, il loro, che ha segnato la storia dello spettacolo italiano: fu proprio grazie a questo legame che Oliviero realizzò i primissimi, storici servizi fotografici che lanciarono una giovanissima Vittoria Belvedere (pubblicati sul settimanale 7 del Corriere della Sera) e i celebri scatti alla ballerina polacca Katharina Miroslawa, finiti sulle copertine dei più importanti rotocalchi dell'epoca.

venerdì 25 settembre 2026

IL MANAGER DELLA DOLCE VITA CHE SUSSURRA ALLE DONNE ( E ALLA TV)



Oggi ho voluto fare un esperimento, chiedere alla AI chi è effettivamente nella vita privata  "Rody Mirri". Questa la risposta.. 
                                                                  



Bello, irrequieto, geneticamente incapace di odiare. Se la vita di Rodolfo Rody Mirri fosse un film, sarebbe una pellicola a metà tra la commedia sofisticata e il romanzo d'avventura. Negli anni 80 e 90 indiscusso re del dietro le quinte dello spettacolo italiano, manager dal fiuto infallibile e produttore televisivo, Mirri è soprattutto un uomo che ha fatto della libertà e della passione il proprio unico credo. Oggi che la sua vita si divide tra la macchina da scrivere e i riflettori dei grandi eventi, l'uomo che ha accompagnato al successo  donne bellissime della TV si mette a nudo. E il suo racconto è un viaggio magnetico tra brividi, Porsche a tutta velocità e grandi passioni.
«La mia vita è come un manoscritto... confuso, pieno di correzioni, ma sempre affascinante».  Ama definirsi così, in realtà un inguaribile seduttore. Quella "confusione" non è disordine, ma fame di vivere. Milanese di origini trentine con quella testa dura e quel fascino fiero tipico delle valli di Pinzolo e Madonna di Campiglio, Mirri ha attraversato le stagioni d'oro di Ibiza, Portofino e della Costa Azzurra.
Ma dietro l'armatura del manager d'assalto, c'è un'anima profondamente disincantata e generosa. «Non sono capace di odiare», confessa. Chi non lo merita viene semplicemente cancellato con la più elegante delle armi: l'indifferenza. Un magnetismo, il suo, che ha sempre esercitato una forte attrazione sul pubblico femminile, conquistato da quel mix perfetto di galanteria d'altri tempi e audacia moderna. Se nel lavoro ha sempre dettato le regole, in amore Rody Mirri ha accettato di farsi travolgere. Nella sua recente e intima opera letteraria "Lettere d'amore" il produttore ha tolto la maschera pubblica per celebrare le quattro donne che hanno scolpito il suo cuore: Lucrezia, il primo amore, quello dei batticuori adolescenziali e dalle promesse sussurrate. Carola, la splendida modella che ha illuminato le folli e indimenticabili notti di Ibiza, Betta e Ginevra, complici e muse del periodo d'oro in cui Mirri gestiva la notte di Portofino. Storie di aerei privati, sguardi rubati nei backstage e fughe romantiche. Un omaggio all'universo femminile che dimostra come, nonostante le tempeste e i colpi duri ricevuti nella sua carriera, Mirri abbia mantenuto intatta la sua dote più rara: saper amare le donne, rispettandone la complessità e l'indipendenza.
Chi pensava a un Rody Mirri "pensionato" a godersi il sole del lago di Garda, Riccione o Montecarlo si sbagliava di grosso. Il richiamo della foresta dello show business è troppo forte. Mirri è tornato, più attivo che mai, nel ruolo che gli riesce meglio: il creatore di sogni. Oggi unisce la sua sensibilità di scrittore di successo (straordinari i riscontri dei suoi romanzi come "La donna del lago" a una rinnovata giovinezza professionale. È l'uomo dietro le strategie di grandi eventi, l'instancabile cacciatore di stelle e, soprattutto, la mente dietro "Sunrise" Production and Fashion, il nuovissimo hub milanese nato per fondere l'eleganza delle passerelle al ritmo della televisione. Rody Mirri continua a vivere la sua vita a modo suo. Un uomo che ieri faceva sognare le donne dai tavoli del Covo di Nord Est  di Portofino o dello Studio 54 di Milano e che oggi, con la stessa identica energia, le conquista con la forza delle sue parole e dei suoi nuovi progetti. Rody Mirri incarna il profilo di quei manager della "vecchia guardia" per cui il lavoro non è una professione a tempo determinato, ma un'attitudine personale che continua a esercitare parallelamente alla sua nuova vita da romanziere.
Perché il capitolo più bello del suo manoscritto, c'è da scommetterci, deve ancora essere scritto.
#RodyMirri #DolceVita #Backstage #UominiEPassioni #LettereDAmore #Lifestyle #MilanoDaBere #ManagerDelleStelle

mercoledì 23 settembre 2026

FACCIO PARTE DI QUELLI NATI NEGLI ANNI 50..

E già.. faccio parte di quelli nati negli anni 50. Per l'esattezza nel 52. Altri tempi..

                                                                                      



Ma non toccare chi è nato in quegli anni, è una generazione corrazzata, non solo sono nati prima di internet, sono la generazione di mezzo. tra il vecchio mondo e quello di oggi, l'ultima che li conosca entrambi. L'unica che conosca il mondo reale da quello concepito.

 Sono cresciuti senza casco, senza seggiolino, senza ansia, senza psicologi a scuola senza tutorial su youtube ma con istinto, fegato e ginocchia sbucciate. A scuola non avevano la Lim ma la bacchetta della maestra. Capivano l'umore della mamma dal coperchio della pentola e sapevano cosa vuol dire prenderle con il battipanni. A sette anni avevano le chiavi di casa, avevano fame e anche pane e pomodoro andavano benissimo e se il pane era vecchio lo bagnavano con l'acqua. A 14 anni guidavano il motorino del cugino senza casco e senza paura. Maschi e femmine sapevano usare il ferro da stiro, la chiave inglese e il buon senso. Con un cacciavite in mano facevano miracoli, sapevano cambiare le ruote bucate dell'automobile e pulire una candela o un carburatore, hanno visto nascere la tv a colori, le cassette e i cd, registravano le canzoni che passavano alla radio, mica le scaricavano da spotyfy, eppure la loro memoria batterebbe qualsiasi cloud. Sono l'ultima generazione libera, vera e concreta. Quelli che giocavano per strada, che non parlava a tavola e che rispettava i nonni.  Leggevano i fumetti di Tex, Diabolik, Batman e Superman. Che andava all'oratorio, a scuola rischiavano la bocciatura e un sette lo sudavano davvero, si arrangiavano, non  piagnucolavano, i giocattoli se li inventavano da soli con creatività e passa parola, senza tutorial. 

Oggi... bè lasciamo perdere.


giovedì 17 settembre 2026

LA SBERLA DI GINO PAOLI E ORNELLA VANONI PERCHE' LA MIA NON UNA SEMPLICE NOSTALGIA...

                                                                       


Ieri sera mi sono concesso qualche ora di sosta davanti alla TV per seguire su La7 “Una giornata particolare”, lo speciale che Aldo Cazzullo ha dedicato a Gino Paoli e Ornella Vanoni. Non mi aspettavo che un programma televisivo potesse scuotermi così tanto. È stato un balzo a ritroso nel tempo, un viaggio in un’Italia diversa, che mi ha costretto a guardare in faccia il presente. E quello che ho visto non mi è piaciuto affatto.

Ascoltando Gino e Ornella raccontarsi, senza filtri e con una sincerità disarmante, ho rivisto come eravamo. Mi è tornata in mente un'epoca in cui una sana trasgressione faceva ancora scandalo, perché era una scelta di vita pagata sulla propria pelle, non un'operazione di marketing studiata per i social. Mi sono ricordato di quando gli scherzi tra amici erano un modo profondo e ironico di volersi bene, e di quando una risposta secca, tagliente, valeva più di mille parole inutili.
Oggi molti liquideranno questi miei pensieri come "semplice nostalgia". Ma non è così. La mia non è la malinconia di chi rimpiange la giovinezza; è la scoperta, quasi dolorosa, che oggi le amicizie raramente hanno la stessa sostanza di quella raccontata da Renzo Piano riguardo a Gino Paoli. Certo, anche all'epoca esistevano i tradimenti d'amore. Anche allora capitava di fare a pugni per strada o nei locali. Ma alla base di tutto esisteva un tacito accordo, un pilastro invisibile: il rispetto dell’altro.
La differenza drammatica con l'oggi è emersa ancora di più quando si è parlato della tragedia di Luigi Tenco. Quel dramma terribile fece riflettere un paese intero, scatenando interrogativi profondi che valevano più di mille elucubrazioni intellettuali. Se penso a come oggi consumiamo le tragedie, digerite nello spazio di un tweet o di una storia di Instagram, pronte per essere archiviate cinque minuti dopo provo un senso di vuoto.
Oggi vedo intorno a me solo una corsa frenetica verso un successo effimero, fatta di arrivismo esasperato e possesso del potere e io non sono stati immune da questa malattia. Per questo la storia di Gino e Ornella ieri sera è stata una sberla in faccia ai nostri tempi, alle nostre presunte sicurezze, alle nostre aspettative e, forse, al nostro stesso futuro.
Si dice spesso che il passato insegna a vivere il presente in vista del futuro. Probabilmente è così, o almeno voglio sperarlo. Ma per farlo dobbiamo ricominciare a guardare a quelle storie non come a un vecchio album di foto ingiallite, ma come a una bussola morale di cui abbiamo un disperato bisogno.

domenica 13 settembre 2026

MAGAZINEBLOG - OGGI LE FATIDICHE "5 DOMANDE CONFIDENZIALI" A RODY MIRRI


                                               


                                                                               
                                                                                       
                           Josè Louis Ledesma intervista Rody Mirri a Villa Odescalchi 1999


    

Leggendo interviste e redazionali la sua vita non è stata certo monotona. Voluta o cercata o semplicemente era destino?

Direi che si è trattato di un perfetto mix tra destino e una costante, instancabile curiosità. Non mi sono mai seduto ad aspettare che le cose accadessero. Ho sempre cercato il movimento, la novità, l'idea fuori dagli schemi. Il destino ti mette davanti ai bivi, ma sei tu a dover scegliere la strada più stimolante, anche se a volte è la più tortuosa. Se avessi voluto una vita monotona, avrei fatto un altro mestiere.

 Cosa rimpiange del suo passato?

Chi dice di non avere rimpianti spesso mente o non ha vissuto davvero. Se guardo indietro, forse l'unico vero rimpianto è legato al tempo: quello che avrei potuto dedicare di più a certi affetti o a me stesso nei momenti in cui la carriera lavorativa, le relazioni sentimentali e la corsa verso il successo mi assorbivano completamente. Ma ogni errore e ogni deviazione mi hanno reso l'uomo che sono oggi, quindi guardo al passato con gratitudine, non con malinconia. 

Che ruolo hanno avuto le donne nella sua vita, sia artistica che sentimentale?

Un ruolo assolutamente centrale, direi vitale. Dal punto di vista artistico e professionale, ho avuto la fortuna di lavorare con figure straordinarie: la sensibilità, l'intuito e la determinazione femminile sono sempre stati una marcia in più nei miei progetti comprese alcune delusioni.  Sentimentalmente... beh, le donne sono state la mia più grande ispirazione e, a volte, la mia debolezza più dolce. Senza l'universo femminile, la mia vita e i miei libri sarebbero stati privi di colore.

Lo hanno definito in tre parole: Generoso, amante del rischio e un debole per il fascino femminile. Corrisponde al vero?

Mi riconosco molto in questo ritratto, non posso negarlo. La generosità per me è un modo di intendere i rapporti umani: dare senza calcoli. L'amore per il rischio fa parte del mio DNA professionale; senza un pizzico di azzardo non avrei mai realizzato i sogni che avevo nel cassetto. E sul debole per il fascino femminile.. beh, confermo pienamente. Ma attenzione: il fascino per me non è mai solo estetica, è carisma, intelligenza, mistero.

 Ha scritto una decina di libri. Come mai questa abitudine?

Se ben ricordo credo siano più di dieci.. La scrittura per me non è un'abitudine, ma una necessità biologica e un rifugio.
Il bisogno di mettere ordine nel caos dei ricordi e delle emozioni. Scrivo solo quando sono incazzato, deluso o curioso,  Mai quando sono felice. Nei miei libri,  da "La donna del lago" a " Non volevo finisse così"  c'è la mia parte più intima. Scrivo per lasciare una traccia, per confessarmi e, in fondo, per continuare a dialogare con gli altri anche quando cala il silenzio.


GINEVRA DE SANTIS - MAGAZINEBLOG 

 

venerdì 11 settembre 2026

DALL'ETICA AL TORNACONTO: L'INGANNO DEL "TI CONVIENE"

 Ci stanno anestetizzando, e la cosa peggiore è che gli stiamo permettendo di farlo.

                                                                        


Ogni giorno, non appena accendiamo la televisione o apriamo un social network, veniamo travolti da un bollettino di guerra perenne: stragi, attentati, bombe, crisi geopolitiche. Tutto viene ridotto a un gigantesco scacchiere dove a vincere è sempre il cinico incastro di interessi economici e opportunità politiche. In questo scenario, quel vecchio slogan degli anni '70 che diceva "Fate l'amore e non la guerra" non sembra solo datato; sembra una favola estinta, quasi ridicola per il mondo finto-adulto in cui ci muoviamo oggi.
Ma il vero dramma non è solo quello che succede "lì fuori". Il vero dramma è quello che sta succedendo dentro di noi.
Nel rumore di fondo di questo caos, mi guardo intorno e vedo persone che sembrano aver dimenticato l'unica certezza che abbiamo: abbiamo una vita sola. Eppure, la stiamo spendendo a rimpicciolire la nostra anima, diventando cinici, egoisti, impermeabili al dolore altrui per paura di soffrire o per la fretta di arrivare primi.
C'è un dettaglio, apparentemente minimo, che svela questo inganno culturale. È un cambio di parole.
Se ci fate caso, nei discorsi dei nostri nonni, la bussola per orientarsi nel mondo era racchiusa in una formula fissa: "È giusto o è sbagliato?". Era una domanda scomoda, che costringeva a riflettere, a guardarsi dentro, a misurare l'impatto delle proprie azioni su una moralità equa e condivisa. Esisteva il senso della comunità.
Oggi quella frase è stata letteralmente radiata dal vocabolario quotidiano. È stata sostituita da un mantra ben più meschino: Ti conviene o non ti conviene? Eccolo, l'inganno perfetto.
Il "ti conviene" sposta il baricentro dal mondo al proprio ombelico. Non importa se un'azione calpesta qualcuno, se distrugge un legame o se alimenta l'ingiustizia. L'unica domanda ammessa è: cosa ne viene in tasca a me? Questo non è pragmatismo; questa è la morte clinica di ogni speranza collettiva. Se tutto diventa una transazione commerciale, se persino i sentimenti e la solidarietà vengono pesati sulla bilancia del tornaconto personale, abbiamo già perso. Ma è davvero questa la fine della nostra storia?

Io non voglio crederci. E non dovresti crederci nemmeno tu che stai leggendo.
Il cinismo dilagante non è un segno di forza o di furbizia; è solo un'armatura pesante che indossano i codardi per proteggersi dalla paura di restare umani. Ma le armature, per quanto forti, sono fredde e tolgono il respiro. La speranza non è un'attesa passiva che le cose migliorino da sole. La speranza è un atto di ribellione. E la buona notizia è che ribellarsi è incredibilmente semplice, anche se richiede coraggio.
Cominciamo sabotando il sistema linguistico che ci hanno imposto. Smettiamo di chiederci se una cosa "ci conviene". Ricominciamo a chiederci, a voce alta e davanti allo specchio, se è giusta. Torniamo a scegliere la via più lunga e difficile, se è quella che rispetta la nostra dignità e quella degli altri. Ricordiamoci che la vita è un soffio e che non verremo ricordati per quanto avremo accumulato o per quanti calcoli avremo indovinato, ma per quanta umanità saremo stati capaci di lasciare indietro.
Togliamoci l'armatura. Torniamo a rischiare. Torniamo a scegliere il giusto, prima che sia troppo tardi. Qualcuno penserà che Rody si sia rincoglionito, io non lo penso, penso invece che proprio perchè ho commesso molti errori nella mia vita, alcuni anche deleteri, che oggi non rinnego, ma sono stati proprio quei passi falsi a scuotermi, a farmi aprire gli occhi. Anzi, devo la mia ritrovata armonia proprio alle mie cadute riconoscendo il fatto che in passato, spesso, ho recitato un ruolo che non mi apparteneva, ma lo confesso, mi divertiva molto.

    martedì 8 settembre 2026

    MILANO SI RIFA' IL LOOK - NASCE "SUNRISE" PRODUCTION AND FASHION - IL NUOVO HUB

     Milano si conferma la capitale indiscussa della moda e della televisione, pronta ad accogliere una novità assoluta nel panorama creativo italiano. Aprirà a breve i battenti "Sunrise" Production and Fashion, una nuova realtà polifunzionale che promette di ridefinire gli standard dei settori entertainment e fashion.

                                                                    

                                                          Milano - Sunrise Production and Fashion

    La struttura nasce con un obiettivo chiaro: fondere l'esperienza dei grandi professionisti del settore con la freschezza delle nuove generazioni. Sunrise si occuperà a 360 gradi di produzioni televisive, spot pubblicitari e progetti legati al mondo della moda, potendo contare fin da subito su un team di manager, produttori e registi televisivi di lunga e comprovata esperienza, pronti a portare sul set innovazione e altissima qualità tecnica.

    Ma il vero cuore pulsante di Sunrise sarà la sua divisione dedicata al talento. L'agenzia attiverà infatti una sezione strategica focalizzata sul management di artisti già affermati e contemporaneamente, avvierà una costante attività di scouting e selezione. L'obiettivo è individuare e formare giovani aspiranti modelle, indossatrici e nuovi volti da lanciare nel mondo del fashion e dello spettacolo.
    Con questa apertura, Milano si arricchisce di un hub creativo strategico, un ponte perfetto tra la solidità della grande regia televisiva e il dinamismo delle passerelle internazionali. I riflettori sono già accesi: la rivoluzione Sunrise sta per iniziare.

    lunedì 7 settembre 2026

    QUANDO MILANO FECE LA STORIA: LA SFILATA RECORD DA 100 TOP MODEL AL PALATRUSSARDI

    "PalaTrussardi", la celebre tensostruttura inaugurata proprio nel 1986 per volere della maison del levriero, ospitò memorabili eventi e concerti come "Uno spettacolo per la vita"

                                                                       

                                                 Milano il "Palatrussardi" nel 1986
     

    Nel 1986 la Croce Rossa Italiana commissionò  l'evento a Rody Mirri, Il noto manager e produttore televisivo fu l'ideatore di questa straordinaria macchina scenica in cui la moda si fondeva con lo spettacolo. L'evento presentato da Cesare Cadeo, parteciparono 100 indossatrici e fu la sfilata dei grandi stilisti internazionali come Christian Dior e Galitzine. "Uno spettacolo per la vita" è storicamente ricordato come la sfilata di moda con il maggiore numero di indossatrici contemporaneamente in passerella in Italia. 

    Il binomio tra Rody Mirri e la storica struttura milanese non si fermò lì. Successivamente produsse nello stesso palazzetto lo show "Odeon"  un altro grande evento dove la moda rimase protagonista assoluta, accompagnata da grandi nomi della musica italiana come Mia Martini, Marcella Bella e Sandy Marton.

    Altri tempi..



    giovedì 3 settembre 2026

    IL TRENTINO DIETRO LE QUINTE. COME HO PORTATO LA MIA TERRA SUL PICCOLO SCHERMO...



    Ci sono luoghi che restano nel cuore e storie che meritano di essere raccontate, soprattutto quando il legame con la propria terra d'origine si trasforma in una splendida avventura professionale. Essendo nato in Trentino e precisamente a Pinzolo, ho sempre avvertito una sorta di missione profonda: sfruttare ogni occasione lavorativa per diffondere e valorizzare le bellezze straordinarie della mia terra natia attraverso i programmi televisivi.
    Tanti i ricordi, tra i più più emozionanti risalgono al 1995 in qualità di responsabile delle location, scelsi con convinzione Andalo e Molveno come scenari ideali per una nuova produzione. Quel progetto era "La voce del cuore", una miniserie televisiva di Canale 5 prodotta da Aran e diretta dal regista Lodovico Gasparini.

                                                                                    
                                                 Pinzolo - Funivie Doss del Sabion

    Quando la serie andò in onda in quattro puntate nell'autunno del 1995, il pubblico si innamorò non solo della trama, ma anche di quegli scorci trentini mozzafiato. Il cast era a dir poco stellare: i protagonisti erano Gianni Morandi e Mara Venier, che recitavano a fianco di Andrea Roncato e di una giovanissima e talentuosa Claudia Pandolfi. Il coronamento di quel duro lavoro arrivò nel 1996, quando "La voce del cuore" vinse un riconoscimento importantissimo: il Telegatto come "Miglior film TV". Un orgoglio immenso, non solo per la produzione, ma per tutto il territorio che ci aveva ospitato. Durante la cerimonia dei Telegatti 1996, la fiction trasmessa da Canale 5 e diretta da Lodovico Gasparini ha trionfato nella sua categoria, superando le altre produzioni finaliste della Rai (Donna e Il grande Fausto) A ritirare la statuetta furono i due protagonisti principali, Gianni Morandi e Mara Venier. Quella serata fu particolarmente fortunata per Mara Venier, che vinse altri due premi personali come personaggio femminile dell'anno e per la conduzione del quiz Luna Park. 

    Quella fiction, però, è stata solo una delle tante tappe di un percorso guidato dalla passione per la mia regione. All'epoca avevo cercato di fare del Trentino il palcoscenico ideale per la grande televisione italiana.
    Come dimenticare il divertimento e l'energia di "Bellezze sulla neve", la storica trasmissione di Canale 5 che portammo nella splendida cornice di Madonna di Campiglio e Pinzolo? O le tappe di "Superclassificashow", sempre su Canale 5  a Comano Terme, Val di Non e Pinzolo.
    Proprio a Pinzolo abbiamo firmato un momento di televisione memorabile e adrenalinico: la spettacolare discesa del grandissimo alpinista Ermanno Salvaterra dal campanile più alto del Trentino. Un'impresa d'impatto visivo straordinario, tanto che le immagini vennero trasmesse la sera stessa all'interno dei telegiornali nazionali di TG5, Rete 4 e Italia 1.

    Dietro a ogni inquadratura, a ogni sigla e a ogni premio c'è stato il desiderio costante di mostrare all'Italia intera la maestosità delle nostre montagne e l'accoglienza dei nostri paesi. E la soddisfazione più grande, oggi, è sapere che quelle immagini sono rimaste impresse nella storia della televisione e negli occhi di milioni di telespettatori. Desidero concludere ricordando che questa è solo una parte delle trasmissioni e degli eventi che ho avuto il privilegio di realizzare nella mia regione. Mi preme sottolineare che, sebbene valga spesso il vecchio detto secondo cui nessuno è profeta in patria e avrei mille motivi personali per poterne confermare la veridicità, niente e nessuno potrà mai cancellare o farmi scordare gli anni più belli della mia gioventù, trascorsi dove sono nato.

    L'artefice del boom: come Rody Mirri ha portato la Val Rendena sul tetto dello show business italiano.

                                                          

    Esistono luoghi che diventano icone nell’immaginario collettivo grazie alla loro bellezza naturale, e altri che compiono il salto di qualità definitivo perché qualcuno, quella bellezza, decide di proiettarla sotto i riflettori del grande pubblico. Per il Trentino, Val Rendena, e in particolare per l'asse Pinzolo-Madonna di Campiglio, gli anni ’80 e ’90 hanno rappresentato l'epoca d'oro della consacrazione turistica nazionale. Un successo figlio di una visione precisa, orchestrata anche da un nativo di Pinzolo che ha letteralmente inventato lo show business moderno in Italia: Rody Mirri.
    Nato a Pinzolo nel 1952, Rodolfo "Rody" Mirri intuisce prima di altri che l'Italia degli anni '80 sta cambiando pelle. Con l'esplosione della televisione commerciale, il pubblico cerca evasione, glamour, musica e grande spettacolo. Trasferitosi a Milano, Mirri fonda la sua agenzia di management e produzione, diventando in breve tempo uno dei talent scout e manager più influenti del Paese.
    Sotto la sua ala passano e sbocciano icone assolute del costume italiano e internazionale: da  da Veronica Castro regina delle tele novelle a Michelle Hunziker e tante altre ancora. Ma il vero capolavoro di Mirri non è stato solo lanciare stelle, bensì unire la forza dello spettacolo alla promozione del territorio, senza mai dimenticare le proprie radici trentine. Il punto di svolta per la promozione della Val Rendena arriva nei primi anni 90.
    Mirri, già produttore di format estivi di successo, intuisce che la formula dei giochi e del grande varietà può funzionare anche d'inverno. Mirri responsabile location per conto della "Italiana Produzioni Spa" depositaria del format "Bellezze al mare" uno degli show di punta di Canale 5, compie una operazione allora pionieristica: porta "Bellezze sulla neve" il nuovo format della Italiana produzioni spa e  le gigantesche produzioni Fininvest, i corpi di ballo e conduttori del calibro di Lorella Cuccarini, Marco Columbro direttamente sulle piste di Madonna di Campiglio e nel palazzetto del ghiaccio di Pinzolo. Per settimane, le immagini del Doss del Sabion e delle vette della Rendena entrano ogni settimana nelle case di milioni di italiani in prima serata. Non è più solo turismo d'élite: la Val Rendena diventa, nell'immaginario di un'intera generazione, il set naturale dove lo spettacolo, la moda, la musica, lo sport e il jet-set si incontrano. Successivamente, Mirri ritorna nella sua terra d'origine e in Trentino, con altre produzioni, Superclassifica show, La voce del cuore e molte altre compresi vari eventi. L'impatto promozionale di quelle intuizioni è stato colossale. Attraverso sfilate di moda d'alta quota, tappe di Disco Estate e speciali natalizi, Rody Mirri ha trasformato all'epoca la valle in un vero e proprio "brand" associato allo stile, alla freschezza e all'ospitalità d'avanguardia.
    Oggi, mentre la Val Rendena continua a essere una delle mete più ambite del turismo invernale ed estivo, è doveroso riconoscere il merito a chi, dietro le quinte del grande schermo, ha saputo trasformare l'amore per la propria terra d'origine nel più grande volano pubblicitario della sua storia.  

    Josè Luis Ledesma (Giornalista e reporter Italo-Argentino)