Il giorno in cui Bill Clinton (quasi) sbarcò in Val Rendena: la verità dietro il grande bluff
Organizzare la visita di un ex Presidente degli Stati Uniti non è un’impresa facile. Farlo nel 2002, con le ferite dell’11 settembre ancora aperte, sembrava impossibile. Eppure, quel sogno fu a un passo dal diventare realtà, prima di infrangersi contro miopie politiche e ripicche personali. Chi perse davvero quell'occasione d'oro furono i dirigenti del Golf Club Rendena.
Tutto ebbe inizio nel 2002. Il direttore Emanuele Mariotti mi affidò l'organizzazione del taglio del nastro del "Golf Club Rendena". All’epoca facevo la spola tra Milano, Ibiza e Riccione. Avevo appena pubblicato il mio primo libro, "Il Triangolo del Potere", un testo sui retroscena dello spettacolo che mi era valso non poche antipatie da parte di chi voleva proteggere i propri segreti.
L'inaugurazione fu un successo straordinario di pubblico e critica. Coinvolsi come madrine Adriana Volpe, Ramona Badescu, Samantha De Grenet e la Miss Italia Arianna David. L'evento finì persino sulla piattaforma SKY, nel programma "Salute e benessere".
Visti i risultati, Mariotti, insieme al Presidente della S.p.a. Marcello Mosca e al Presidente dell'Associazione Golf Club Angelo Tisi, mi chiese un evento annuale di rilievo nazionale per qualificare la struttura. Mi inventai e nacque così il concorso "Miss Lady Golf". Alla cena di gala parteciparono autorità, giornalisti, il campione Costantino Rocca e volti noti della TV come Amedeo Goria. Il riscontro mediatico fu enorme, con ampi redazionali su riviste come Novella 2000.
Sull'onda del successo, Mosca e Tisi vollero osare di più per l'inaugurazione ufficiale: un ospite di fama mondiale. Accettai la sfida. Dopo aver valutato i contatti con Pavarotti e il Principe Alberto di Monaco, la scelta cadde su Bill Clinton, complice la sua nota passione per il golf.
Riuscire a portare un personaggio di tale caratura mondiale nel mio paese d'origine era un traguardo immenso: sarebbe stato un successo clamoroso a livello nazionale e internazionale, un'occasione di riscatto e orgoglio per tutta la comunità. Purtroppo, l'invidia si è dimostrata ancora una volta una brutta bestia. Per certi ambienti, vedere un simile traguardo firmato dal mio nome era semplicemente "troppo" da digerire.
Superando le rigidissime restrizioni di sicurezza post-Torri Gemelle, avevo comunque avviato le trattative con l’agenzia americana di Larry Walker (che gestiva anche Henry Kissinger). Walker scartava il 95% delle 50 proposte giornaliere che riceveva. Noi superammo la scrematura. Per gestire la mole di lavoro, coinvolsi Alessandro Bazzana della "Thelma Editrice" di Brescia.
Dopo mesi di risposte a centinaia di quesiti burocratici, pianificazioni di sicurezza blindate e trattative riservate, arrivò il contratto definitivo. I vertici del Golf Club firmarono una scrittura privata approvando il budget di 300.000 euro e versando una caparra di 50.000 euro con assegno della Banca di Trento e Bolzano.
Poi, il corto circuito. A contratto firmato, sorsero pretese assurde da parte dei vertici del club e di esponenti politici locali. Richiesero una sosta istituzionale a Trento e un intervento pubblico in Val Rendena. Con molta pazienza e amore per la mia terra, riuscii a far inserire queste clausole nel contratto americano. Ma le richieste assurde continuarono, palesemente usate come pretesto per farci desistere o per speculare oltre il dovuto. Alla fine, i vertici del club presero le distanze, venendo meno agli impegni firmati con scuse ridicole.
Di fronte a questo comportamento poco professionale, io e Bazzana, in una riunione formale con i vertici del club e l'avvocato Olivieri, decidemmo di dire basta e annullammo la visita di Clinton in Italia. Larry Walker ci ringraziò via email per l'assoluta professionalità dimostrata.
A distanza di oltre dieci anni, resta il rimpianto per un errore macroscopico commesso da una valle che vive di turismo. 300.000 euro erano una cifra importante, ma ampiamente coperta dagli sponsor. Se pensiamo a quanto si spende oggi per i ritiri calcistici, rinunciare a Bill Clinton fu sinonimo di una visione provinciale e priva di lungimiranza.
Peccato per chi ha voluto boicottare questa opportunità, perché la mia carriera è proseguita comunque, coronando altri importanti successi commerciali e professionali, del tutto indipendente dall'invidia e dai piccoli rancori altrui. Chi è rimasto fermo al palo, purtroppo, è il territorio.
Scrivo questo per fare chiarezza definitiva e smentire le troppe "interpretazioni" sul mio ruolo in questa vicenda. Ogni singola parola qui scritta è supportata da documenti cartacei incontrovertibili.



