martedì 2 giugno 2026
IL MIO SPECCHIO PIU ONESTO PER LASCIARE UNA TRACCIA, PER QUANTO PICCOLA, NEL TEMPO...
C'è un momento preciso in cui capisci che scrivere non è più un passatempo, ma un modo di respirare. Succede quando il rumore del mondo circostante diventa troppo forte, o troppo confuso, e l'unico modo per rimettere ordine nel caos è sedersi davanti a un foglio bianco. Scrivo solo di notte perché il rumore del mondo si spegne e restano solo le mie ossessioni.
Tutto parte da motivi personali: la curiosità, che mi spinge a indagare e l'incazzatura che diventa uno sfogo. Non scrivo per mestiere, scrivo per legittima difesa o per fame di sapere. Ogni libro scritto nasce come uno sfogo, alcuni sull'onda della voglia di far sapere, dove la trama corre più veloce delle dita sulla tastiera. Altri nascono sotto una cattiva stella, rovinate da un editing sbagliato o da un "aiuto" che ha spento la mia voce originaria.Poi altri che definisco i puri e sono quelli senza filtri dove scrivo esattamente come parlo, dove la pagina scritta coincide al 100% con la mia voce parlata. Con altri nati rubando frammenti, dolori e verità dalle vite vissute degli altri o dalla mia.Poi quei pochi libri che, a distanza di tempo, rileggerei ancora con orgoglio e che salverei dal fuoco.Perchè racconto di storie che mi appartengono. Amori vissuti e mai dimenticati.
Ci sono libri che nascono da un'ispirazione e altri che nascono da un colpo di fulmine o da un amore sbagliato. Il mio libro peggiore? Quello scritto a quattro mani, dove le altre due mani avevano chiaramente un'altra direzione stradale in testa. Scrivere di fretta è come fare l'amore in un parcheggio: sul momento sembra un'ottima idea carica di adrenalina, il giorno dopo ti accorgi solo dei lividi e dello scomodo. Un matrimonio letterario finito con un divorzio lampo.
Amo scrivere in modo profondo e autentico, scrivo come parlo, come mangio, non c'è letteratura, c'è carne. C'è il mio respiro, con tutte le sue pause e i suoi accenti sbagliati. Rimane il fatto che i libri migliori sono quelli che ho scritto al buio, mentre gli altri dormivano e io cercavo di dare un nome alle mie spigolosità o alle storie che qualcun altro mi aveva appoggiato sulle spalle.
In sostanza amo scrivere perché un racconto ha il potere di far sentire meno solo chi legge e sapere che un concetto uscito dalla mia testa può risuonare nella vita di un perfetto sconosciuto è una delle forme di connessione umana più potenti che io conosca.
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