lunedì 25 maggio 2026
RIFLESSIONI IN TERZA PERSONA. E CHI VUOL CAPIRE, CAPISCA...
C’è una generazione di uomini che oggi guarda il mondo con le rughe scavate dal sole, dal riso e dai fiumi di vino bevuti in buona compagnia. Non sono semplicemente anziani; sono gli ultimi testimoni di un’epoca in cui la vita non si guardava attraverso uno schermo, ma si azzannava. Uomini che hanno consumato i propri giorni tra passioni travolgenti, valigie sempre pronte e la fortuna sfacciata di fare un lavoro che non era un obbligo, ma un prolungamento della propria anima.
Per questi uomini, l'amore non è mai stato una questione di algoritmi o di compatibilità calcolate a tavolino. Era il profumo di una donna affascinante incontrata per caso in un caffè di Milano, un gioco di sguardi in un discoteca di Riccione,un incontro fugace con una donna a Menton o una notte di passione nata da un guasto all'auto sulla Costiera Amalfitana. Le donne della loro vita erano muse, complici di avventure, figure magnetiche capaci di cambiare il corso di un viaggio con un solo sorriso.E poi i viaggi. Non vacanze programmate nei minimi dettagli su portali turistici, ma partenze improvvisate. Chilometri di autostrade, aerei presi al volo, l’esplorazione di un mondo che sembrava enorme, misterioso e terribilmente attraente. Ogni meta era un capitolo di un romanzo personale, scritto senza reti di sicurezza.
Soprattutto, questa generazione ha conosciuto il privilegio più grande: amare il proprio mestiere. Che fossero architetti, giornalisti, manager o produttori televisivi, il loro lavoro era una vocazione. Si svegliavano la mattina con il fuoco dentro, non per timbrare un cartellino o per raggiungere un "target aziendale" astratto. La fatica aveva un senso, il successo era tangibile e il fallimento era solo un motivo per bere un bicchiere in più e ricominciare da capo il giorno dopo. Hanno costruito il mondo moderno con le loro mani, divertendosi un casino nel farlo.
Oggi, quegli stessi uomini siedono nei caffè e osservano il presente con un misto di malinconia e lucido disprezzo. Il contrasto è brutale. Il mondo odierno appare loro come un immenso deserto di relazioni virtuali e codardia emotiva.La parola data, che un tempo stringeva patti commerciali milionari o legava due destini con un semplice cenno del capo, oggi è pura fantascienza. In un’epoca dominata dal "ghosting", dai contratti flessibili e dalle promesse scritte sulla sabbia dei social network, l'impegno è diventato un lusso che nessuno vuole più permettersi. Si preferisce la via di fuga, il disimpegno, la gratificazione istantanea e senza rischi.
I valori fondamentali di una volta come la lealtà, la parola data,la riconoscenza dei fatti, il corteggiamento lento e profondo, il rispetto per la bellezza non sono soltanto scomparsi: sono stati letteralmente sommersi dalle parole. Viviamo nell'era della retorica continua, dei post motivazionali, dei politically correct che anestetizzano ogni slancio vitale, dei dibattiti infiniti sul nulla. Si parla tantissimo di sentimenti, di empatia e di connessione, ma non si stringe più niente tra le mani.Questi leoni al tramonto guardano i giovani d'oggi, così ironicamente iper-connessi eppure così disperatamente soli, spaventati dall'amore vero e schiavi dell'ansia da prestazione sociale. Loro, che hanno vissuto a piene mani, sanno che la vita non è una messinscena perfetta da mostrare agli altri, ma un disordine meraviglioso fatto di carne, polvere, coraggio e, soprattutto, di fatti. E mentre il mondo affoga nelle sue stesse parole, a loro resta il sorriso di chi, quando la musica finisce, sa di aver ballato ogni singola canzone.
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Questo sei tu.. inimitabile. Grazie Rody per quello che sei. V.G.V.
RispondiEliminaBellissima riflessione, ma sopra tutto un onesto e reale specchio di vita vissuta. Sebastiano Vanzi (MI)
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